eroi

N.18 Febbraio 2021

DONATORI

Nel 18° compleanno il dono è per… Filippo

La scelta di Marta che appena maggiorenne si è iscritta al registro dei donatori di midollo: una parte di sé per chi, come il suo cuginetto, ha bisogno di persone generose per continuare a vivere

foto dalla pagina Facebook "un dono per FIlippo"

Chi se non un eroe può donare gratuitamente se stesso agli altri? Eppure spesso sono proprio quelli gli eroi che dicono: “non ci sentiamo eroi”. Ecco, quella di Filippo e della sua famiglia è una di quelle storie in cui si fa fatica a scegliere uno di questi “eroi non eroi” perché ce ne sono troppi. L’ultima, solo in ordine di tempo, è Marta, 18 anni, studentessa al quarto anno del Liceo delle scienze umane. Al raggiungimento della maggiore età ha deciso di tipizzarsi, ovvero di iscriversi, attraverso un semplice prelievo, nel registro internazionale dei Donatori di midollo osseo. Sarà a disposizione, fino all’età di 55 anni, per un eventuale trapianto di midollo, spesso l’unica salvezza per i malati di leucemia. “Quando è scoppiata la faccenda di mio cugino Filippo – ci dice alla fine di una giornata in Dad – avevo 16 anni e non potevo fare niente. Il mio obiettivo però è rimasto quello di dare una mano. Così, appena ho avuto la possibilità, ho fatto questo piccolo gesto che spero possa essere ripetuto da tanti giovani”.

Già, perché possono “candidarsi” a donare il midollo osseo persone dai 18 ai 36 anni, di almeno 50 chilogrammi di peso e in buona salute. E chissà quando si è tipizzata la seconda eroina di questa storia: una donna tedesca, di circa 37 anni, che un anno fa ha risposto “sì” al trapianto per il suo gemello genetico, appunto il piccolo Filippo. «In modo anonimo, attraverso il registro, le abbiamo scritto una lettera per ringraziarla del suo dono – racconta Serena, la mamma di Filippo – Non abbiamo mai ricevuto risposta, ma siamo sicuri che l’abbia ricevuta».

Il desiderio di uscrine
ci ha dato una forza
che non pensavamo di avere
Il resto è un dono

E veniamo a Filippo, nato il 19 aprile 2019 e malato di linfoistiocitosi emofagocitica, anche detta HLH, da quando aveva 4 mesi. Un anno fa, l’8 gennaio 2020, l’unica cura possibile per questo piccolo eroe: il trapianto di midollo. «Filippo ora sta bene – dice la mamma – A fine mese abbiamo il controllo e potremmo sospendere le medicine. Abbiamo avuto una crisi quest’estate perché la donatrice aveva un gruppo sanguigno diverso e Filippo sta cambiando il gruppo, ma ora le cose vanno meglio. Diciamo che l’iter è quasi concluso. Filippo è solo un po’ più piccolo degli altri bambini per via del cortisone, ma recupererà. È un bimbo felice e contiamo il prossimo anno di poterlo iscrivere al nido. Sarebbe per lui e per noi la ripresa di una vita normale, con la consapevolezza che ogni giorno è regalato».

E intorno al piccolo eroe ci sono una mamma e una famiglia che non hanno mai mollato. «Siamo provati, ma ci sentiamo molto fortunati – continua Serena – Non so come dire, proviamo una sorta di senso di colpa nei confronti di chi ha avuto meno fortuna. Facciamo fatica a capire perché a Filippo è andata bene e ad altri bimbi no. È un senso di ingiustizia. Un bimbo americano ha fatto il trapianto due giorni dopo Filippo e non è andato bene, quindi l’ha rifatto. Quel bimbo ha 18 mesi di vita e ha già fatto due trapianti…loro sono eroi. Noi non abbiamo scelto la malattia di Filippo, ci è capitata. La vita ci ha messo di fronte a degli ostacoli e il desiderio di uscire da questa situazione è stato talmente forte che ci ha dato una forza che non avremmo mai pensato di avere. Il resto, appunto, è un dono».

E proprio per cercare di restituire un po’ di quello che hanno ricevuto, Serena e la sua famiglia hanno deciso di continuare la battaglia di sensibilizzazione sulla donazione del midollo. «Trovare giovani che entrino nel registro dei donatori è fondamentale per salvare delle vite – spiega Serena – Non solo, nel registro ci sono in prevalenza donatori caucasici. Il midollo è legato all’etnia e questo vuol dire che diventa molto difficile trovare donatori per persone, per esempio, di origini africane o asiatiche. È importante quindi che la sensibilizzazione alla tipizzazione sia il più possibile diffusa, soprattutto tra i giovani, e multietnica».

Perché, alla fine, tutti – anche con un gesto piccolo – possiamo essere eroi.