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Con i suoi “Tratti”, Mazzini dà un volto all’anima della città

Nella prima mostra del fotografo cremonese un viaggio artistico e spirituale tra i luoghi della cultura

C’è una battuta che capita di scambiarsi in redazione secondo cui i fotografi sarebbero dei produttori seriali di fake news, perché con i loro scatti riescono a riempire di fascino anche le situazioni che, ad occhio nudo, sembravano proprio esserne prive.

Poi varchiamo la soglia del Museo Diocesano per l’inaugurazione della prima mostra fotografica di Paolo Mazzini, che a quelle battute banali risponde con un sorriso divertito. E la prospettiva si rovescia: è la realtà stessa dei luoghi che abitiamo a rivelare una grazia inattesa, una profondità solo intuita che nell’immagine si manifesta.

Tratti. Cremona_profili d’arte è un percorso fotografico che guida alla scoperta (o, forse meglio, alla ri-scoperta) dei luoghi che custodiscono e tramandano la cultura della città invitando l’occhio del visitatore non solo a fermarsi sul dettaglio più inatteso, ma soprattutto a coglierne la traiettoria. E a percorrerla.

I punti cardinali si abbandonano all’immaginazione di chi osserva muovendosi senza interruzioni in quella che durante la presentazione del 6 giugno il vescovo Napolioni – tra i primi visitatori – definisce una «caccia al tesoro» in cui «unendo i tratti e ricostruendo i tasselli mancanti» si compone una trama di bellezza che invita ciascuno a «entrare nel Mistero dell’invisibile».

Invisibile e rivelatore, come la luce colta dall’obbiettivo di Paolo Mazzini nelle suggestive immagini delle opere realizzate dal maestro Gianmaria Potenza per la Cattedrale di Cremona. Scatti che hanno aperto la strada alla collaborazione tra il fotografo cremonese e lo scultore veneziano che lo ha scelto per realizzare l’apparato iconografico del volume dedicato proprio alla Cattedrale di Cremona e che ha poi proposto e sostenuto il progetto di Tratti attraverso la Fondazione Potenza Tamini, organizzatrice della mostra con Musei Diocesani e Riflessi Magazine.

Dai profili unici delle sculture in marmo e bronzo che completano il presbiterio del Duomo fino alle linee musicali dell’auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, passando per il Museo Archeologico di San Lorenzo, la pinacoteca civica Ala Ponzone e lo stesso Museo Diocesano: i movimento indicato da Mazzini – come ha sottolineato la curatrice Valeria Loddo – ne rispecchia il talento da ritrattista. «Più guardo queste fotografie – ha osservato – e più in loro vedo dei ritratti. E non fa differenza se si tratta di luoghi anziché di persone». Paolo «offre uno sguardo penetrante sulla complessità delle relazioni tra luogo, storia e identità umana. Ogni fotografia coglie i tratti di uno stesso volto».

«L’obiettivo di Paolo – aggiunge don Gianluca Gaiardi, direttore del Museo, nella sua presentazione della mostra – ritagliando particolari della cultura urbana, diviene strumento di indagine, invitando alla riflessione e alla riscoperta della vera anima della città, ma anche delle misteriose corrispondenze della nostra più profonda geografia spirituale». I luoghi della cultura si raccontano dall’interno, «non solo gli spazi fisici della città – aggiunge Valeria Loddo – ma anche le sue dimensioni temporali e simboliche e a una riflessione più ampia sull’essenza stessa di Cremona e sui suoi molteplici profili. 

«Non si tratta solo di scatti singoli – commenta l’autore – ma ritrovo il mio lavoro nell’allestimento che mette le immagini in relazione tra loro». Relazioni, giochi di rimando sensoriale – armonie, consistenze e passaggi di luce – che poggiano su un elegante sistema geometrico: linee chiuse, intersezioni, bordi spezzati, curve sinuose. Ma che lasciano all’osservatore lo spazio dell’interpretazione «come si fa con la poesia», commenta don Federico Celini, direttore responsabile di Riflessi Magazine e responsabile dell’area Cultura e comunicazione della Diocesi di Cremona.

Intime interpretazioni e architetture di comunità. Nella prima mostra dedicata al sistema museale integrato della città di Cremona – fa ancora notare don Gaiardi – «si esprime attraverso l’immagine la spiritualità di un territorio». Che raccoglie la storia e non teme (come ben esplicitato dal rinnovamento del presbiterio della Cattedrale con le opere del maestro potenza) di portarla con sé nella contemporaneità attraverso il linguaggio dell’arte.

Lo stile di Mazzini è riconoscibile e porta nel percorso espositivo la sua sensibilità, garbata e lucida nella ricerca del dettaglio, ma anche un percorso professionale maturato in anni di attività di fotografo e grafico. Una cifra peculiare particolarmente presente nelle immagini in mostra e particolarmente sottolineata dall’apparato grafico che la accompagna, realizzato dallo stesso Mazzini. Un impianto che non sovrasta l’opera con la sua esuberante modernità di forme e tinte, ma anzi la valorizza generando un contesto al contempo rigoroso e creativo, in grado di assolvere alla propria funzione estetica e comunicativa generando nel frattempo proposte nuove

Davanti a una pagina bianca nessuno lascia una traccia identica a quella di altri, per questo alcune sono “speciali”, probabilmente migliori, certamente più utili alla collettività; per questo la riflessione sugli spazi della cultura richiama all’urgenza dell’artista, chiamato a suggerire prospettive nuove. Traiettorie da seguire nella ricerca di quel «tesoro di speranza» citato da mons. Napolioni.

Percorrendo le pareti della mostra Mazzini accompagna nell’esplorazione di questi scrigni della città e ne unisce i punti in un movimento che la cornice non trattiene; i punti di fuga conducono lo sguardo di chi osserva oltre i bordi, originando relazioni libere tra le fotografie e tra i luoghi che raccontano. L’occhio dello spettatore segue la mente che traccia profili immaginari lungo le pareti che diventano spazio creativo. Linee personali che si incontrano generando contatti, relazioni: solo così una città vive, sopravvivendo alla contingenza inevitabile del tempo e alla tentazione dell’isolamento.

Basta che ci sia qualcuno che indichi dove guardare, amplificando la libertà di immaginare.


PAOLO MAZZINI

Nato a Cremona nel 1986, Paolo Mazzini, lega alla sua città di origine i contenuti della sua prima mostra personale. Attraverso le sensibilità affinate nelle esperienze professionali di grafico editoriale, art director, ritrattista e fotoreporter, in “Tratti” espone una sintesi originale delle differenti modalità di approccio all’immagine nella sua forma estetica, narrativa e espressiva. Una complessità che si manifesta nella ricerca del dettaglio capace di descrivere e insieme interpretare ogni spazio come luogo di dinamica armonia. (@paolomazzini)