ridere

N.44 Novembre 2023

riflessi incontra

Il sorriso è una curva, che cade dal naso (rosso) al cuore

Silvio Bonaldi (nome da clown, Bruco Blu) racconta la missione di portare un po’ di leggerezza dove sorridere è difficile dei "nasi rossi" della associazione VIP in ospedale, nelle rsa e anche "a domicilio"

Quando Silvio entra nella stanza, è impossibile non lasciarsi sfuggire un sorriso. Sarà l’espressione allegra, saranno gli abiti fluo, o forse quel naso rosso appeso al collo con un cordoncino, che quando non sta sul viso rimbalza sul petto ad ogni passo.

«Dal naso al cuore – spiega— Per questo ci chiamiamo così». Con orgoglio mostra la t-shirt giallo sole, su cui spicca il logo dell’associazione cremonese, sezione locale di VIP – Viviamo In Positivo, che conta oltre 4200 colleghi in tutta Italia: «Facciamo clownterapia in strutture sanitarie e socioassistenziali di città e territorio». Tra queste, l’Ospedale di Cremona e nelle strutture di Cremona Solidale, Rsa e residenze protette.

«Ho lavorato 43 anni come impiegato amministrativo – racconta Silvio – ora sono felicemente in pensione, e desiderio investire il mio tempo per gli altri». Da sette anni, Silvio è “Bruco Blu”, nome d’arte ispirato al Brucaliffo, buffo personaggio tratteggiato dalla penna di Lewis Carroll. Con lui operano oltre cinquanta volontari – tra cui dieci nuove reclute – uniti dalla missione di portare un po’ di leggerezza dove sorridere è difficile. L’attività non si è fermata nemmeno durante la pandemia, quando i volontari si sono reinventati come “clown a domicilio”, pronti a portare allegria sul pianerottolo degli alloggi popolari e in realtà sociali complesse.

In ogni contesto, l’abbigliamento è un prezioso alleato del buonumore: calze a righe, occhiali giganti, orecchie, ogni dettaglio è prezioso, ma senza camice multicolor e «naso d’ordinanza» non si va da nessuna parte. «Quando lo indosso mi sento leggero, mi svuoto e mi lascio attraversare dalle emozioni». Il volontario posiziona la pallina rossa al centro del viso e libera un sorriso luminoso. «Quando mi trasformo in Bruco Blu, lascio a casa Silvio. Parcheggio fuori dalla porta tutto ciò che mi porto addosso nella vita di tutti i giorni per affrontare ciò che c’è nell’ospedale, dove ogni stanza è un mondo a sé». L’obiettivo è non farsi dire dai pazienti perché si trovano lì, portarli via per un momento.

L’approccio cambia a seconda del caso, o del reparto: «Quando entriamo in Pediatria generiamo sempre molta curiosità – spiega – e a volte un po’ di diffidenza. Cerchiamo di entrare in sintonia con i pazienti; cerchiamo di farli uscire dalla loro condizione di malati e per un attimo farli tornare ad essere solo bambini». L’attività prosegue anche nei reparti di cure intensive o in oncologia, dove la vita è appesa a un filo. Lì si entra in punta di piedi, pronti ad ascoltare, ad offrire conforto, anche rimanendo in silenzio. «Per farlo occorre essere allenati, preparati ad affrontare le difficoltà… E in certi casi a sentirci dire “no”, difficile da accettare, ma sempre da rispettare».

Anche la tappa in casa di riposo è ormai un appuntamento atteso e consolidato: l’ingresso dei clown è annunciato da una cassa portatile con canzoni degli anni Cinquanta e Sessanta a tutto volume. La musica ha il potere di superare i buchi della memoria e le rigidità della malattia. Per lo stesso motivo, i clown portano sempre una manciata di borotalco nelle tasche, che per i più anziani aiuta ad aprire la porta dei ricordi. «Una volta una signora malata di Alzheimer m’invitò a ballare – ricorda Silvio –. Mi aveva scambiato per qualcuno conosciuto quando era giovane: mi ha raccontato la nostra storia, l’incontro in balera, i ricordi che per un attimo ho indossato, come se quella persona fossi io. Fino all’abbraccio finale, che porto ancora con me».

A servizio concluso, non è semplice sfilare il camice e tornare alla vita di tutti i giorni. «Bruco Blu mi ha insegnato ad affrontare ciò che accade con più leggerezza e a praticare la gentilezza», chiosa Silvio. «Sorridere, salutare chi non conosco… ora prima di arrabbiarmi ci penso, o ci rido su». Come spesso accade per il sorriso, anche il cambiamento può essere contagioso: «Durante la festa del Volontariato a Cremona, in piazza Duomo, un bambino è venuto a salutarmi accompagnato dalla mamma. Gli ho regalato un naso rosso. Lui stupito mi ha abbracciato e prima di andarsene mi ha detto: “quando sarò grande, diventerò un clown come te”. Sono certo che sarà bravissimo».