progetti

N.42 Settembre 2023

INTRODUZIONE

Progettare insieme, oltre probabilità e possibilità

Anche questo – come ogni edizione, ogni articolo o servizio fotografico – è un progetto. Se ne parla tanto, di progetti, che quasi il significato del termine finisce con il disperdersi nei confini vaghi di un qualcosa che (a sensazione) ha a che fare con la mente, sembra, perfino con il calcolo di risorse, probabilità e possibilità, di statistiche e business plan, diagrammi e slides…

Troverete riaffiorare, però, nelle pagine di questa edizione di Riflessi un senso (etimologico) di vaga ribellione alla fascinazione del design delle idee; nessuno studio di fattibilità; si fa: “gettare avanti”.
Dove “avanti” c’è uno spazio che non è mai vuoto: venti contrari, pareti da scalare… e sempre qualcosa oltre. E lì si può trovare tutto il senso di ogni progetto.

Perché l’oltre non ha confini e ciò che non ha un confine non si può contare, non si può prevedere o proiettare. O almeno, non senza fare i conti con tutto quello che non avevamo “progettato”. Ce lo insegnano Iris Saad, Benedetta e Lorenzo, che un passo oltre l’esame di maturità, si scoprono sul fragile confine tra sogni e progetti, e guardano di là con tutta l’incertezza dei diciott’anni, con tutto il peso di improvvise aspettative. Senza slides a cui aggrapparsi. Ce lo sussurra Mohamed, che a quell’età ha già lasciato alle spalle il nulla del deserto, i “magazzini” della Libia, le onde del Mediterraneo, e compagni di viaggio e isole e addii; per lui il progetto è un timbro sul foglio: la porta per gettarsi avanti. Oltre.

Oltre il fango dell’alluvione rimasto incrostato sui violini di Faenza che gli studenti di Cremona sono pronti far rinascere; oltre l’abbandono di un abito che con un po’ di creatività riprende colore per essere ri-usato; oltre la carriera nell’azienda di famiglia quando arriva una chiamata che tocca le corde della felicità; tornare in sella oltre la caduta per aiutare se stessi e gli altri a ricucire vecchie ferite grazie all’amicizia e alla pazienza di un cavallo che diventa amico.
C’è più futuro di quanto possiamo immaginare dentro un progetto a cui noi possiamo solo accendere la miccia. E lasciarlo correre. Gettarlo avanti.

Progetti messi a disposizione degli sguardi che si lasciano stupire dalla magia di un video-mapping capace di dialogare con l’anima dell’architettura fino a trasfigurarla; oppure consegnarlo a tutti, perché così proprio avanti non si può andare, come accade per l’energia, che da risorsa rischia sempre più di diventare un problema, o al patrimonio culturale, artistico, solidale che richiede cura e risorse comunitarie per non finire sciupato o dimenticato.

Meglio progettare, farlo bene e farlo insieme. Perché è così che la vita ci ha progettati. E la vita, lo sappiamo bene, ha sempre un’altra slide da proiettare.