clic

N.20 Aprile 2021

INTRODUZIONE

Qualcosa che ci scatta dentro

Ezio Vacalrenghi, "Covid" - dettaglio (Asst Ospedale di Cremona)

È un po’ come se fosse la colonna sonora del nostro tempo. Anzi, è come se fosse il rumore stesso del tempo. Un clic: un attimo che non dura nulla ma che resta per sempre; il presente assoluto che diventa – nell’istante stesso in cui nasce – il primo ricordo del passato; un movimento impercettibile che lascia una traccia ineliminabile.
Che poi, diciamo la verità, chi clicca più ormai. «Basta un clic» ti invitano piacenti, ma la punta del dito ormai scorre silenziosa e fluida senza il minimo rumore.
E allora cos’è il clic? Il ritmo ossessivo della rivoluzione digitale, velocità che diventa frenesia, congestione di informazioni superflue… il ticchettio del meccanismo di un orologio analogico, un cinturino che si chiude, uno zaino che si apre.
Non è solo il suono del digitale (o non lo è più), ma è rimasto il simbolo del cambiamento. Di qualcosa che scatta: c’è solo un prima da conoscere e qualche volta da salvare, e un dopo da scoprire, immaginare, costruire.
Ecco perché è il suono del nostro tempo. Non dell’età postmoderna. È proprio il suono del nostro oggi: di questo maggio 2021. Di adesso. Del tempo delle zone a colori e dei coprifuoco, della campagna vaccinale e delle tabelle dei dati epidemiologici che ormai accompagnano le nostre colazioni come fossero le previsioni del tempo…

È un clic quello che cerchiamo. Una chiave che gira, un tappo che salta, un attimo che è trascorso e – così piccolo, rapido, disattento – ha già cambiato il mondo in cui viviamo.
L’otturatore della macchina fotografica che cattura un bacio o la stanchezza di un’infermiera piegata dalla fatica, un’opera d’arte senza materia, i codici binari che avvolgono i nostri figli e quelli che daranno loro lavoro, la macchina che ci legge nel corpo per salvarci la vita, il ritorno in campo, un film tutto in un frame…
Clic… e ci ritroviamo così, uno di fronte all’altro a guardarci negli occhi come non pensavamo più di saper fare. Il tempo si ferma. E qualcosa scatta. Ma è dentro. Finché una lacrima bagna l’occhio. Non fa rumore, non ha misura. Ha già cambiato tutto.