età

N.36 Dicembre 2022

SCUOLA

Suoni, profumi e colori
per imparare stando insieme

La scuola paritaria dell'infanzia San Martino a Soncino ha avviato l'esperienza dell'aula multisensoriale, un mondo magico dove con la luce si gioca insieme e un tappeto morbido diventa laboratorio di comunità

L'aula multisensoriale allestita con materiali di riciclo e... fantasia dall'equipe della scuola dell'infanzia San Martino a Soncino

Luce soffusa. I dettagli spiccano, gli occhi brillano, i sorrisi dei bambini raccontano la meraviglia. Su ogni tratto di superficie, gli oggetti regalano esperienze attraverso i cinque sensi. Aromi riposti nella cesta dei tesori, liquidi colorati chiusi nelle bottiglie, giochi sonori, frange brillanti appese al soffitto, buste colorate per esercitare la manipolazione. I piccoli si sdraiano, si abbracciano, osservano. Poco dopo corrono dalla parte opposta dello spazio. Sono liberi di sperimentare.
Nell’aula multisensoriale, da poco inaugurata presso la scuola paritaria dell’infanzia San Martino a Soncino, «il miglior insegnante è l’esperienza. Dal nido all’infanzia un bambino non deve apprendere in modo sistematico, il nostro obiettivo è agevolare l’interiorizzazione di situazioni, che ciascuno comprenderà in modo più complesso negli anni della scuola primaria».
Ora è importante che i piccoli alunni tocchino, annusino, avvertano suoni. «Abbiamo aperto questo spazio anche per offrire loro occasioni di contatto». Come spiega la coordinatrice Antonella Caravaggi: «I più piccoli, anche in silenzio, dopo la distanza di questi due anni ci chiedono relazioni reali: tra pari e con l’insegnante. Spesso le educatrici si sdraiano con i piccoli sul pavimento».

Insieme, per ammirare il cielo (che in realtà è un soffitto). Insieme, per giocare con la luce.

La magia si racconta in uno specchio. E negli spiragli di luce che vi si riflettono. «Tutto il materiale usato è da riciclo. Creiamo tutto noi. A voler suggerire che, in fondo, basta poco per creare novità». Per offrire, ad ogni età, il modo più adeguato di vivere esperienze da protagonisti. «L’aula multisensoriale è stata ricavata in un posto che prima era una dispensa. Ora è tappa fissa per tutti i nostri allievi, dal nido, alla sezione primavera, fino all’infanzia. Attraverso il corpo e l’esercizio dei cinque sensi coltiviamo il protagonismo dei più piccoli. Noi abbiamo creato solo gli strumenti: sta a loro usarli per conoscere e conoscersi». Per vivere il bello del mondo con gli occhi della loro età. E l’entusiasmo di chi scandisce i primi passi del cammino della vita. Riprendendo le parole della pedagogista italiana Giuseppina Pizzigoni: l’educatore è una guida, deve stimolare i piccoli all’agire.

«Noi abbiamo creato
solo gli strumenti:
sta a loro usarli
per conoscere e conoscersi»

In quell’aula, fermi, si sta solo il tempo di scrutare, anzi di assorbire, la meraviglia di un gesto semplice. Poi c’è chi suona una pianola semplicemente spostando il proprio corpo, chi porta sacchetti profumati vicino al nasino, chi corre, cade e si rialza con la mano del compagno e chi si nasconde, ridendo, dietro ad un ombrello colorato e con le frange, appeso al soffitto. «A farla da padroni qui sono il tatto e l’olfatto. Per anni ho lavorato con bambini disabili ed autistici ed avevo desiderio di creare uno spazio in cui potessero trovare serenità e tranquillità». Eccolo.
«Qui al momento non ci sono bambini con disabilità, ma notiamo che questa esperienza porta benefici a ciascuno di loro, in particolare ai bimbi stranieri che con maggiore urgenza necessitano di rapporti positivi sia con l’ambiente sia con gli insegnanti».



L’esperienza, tra i suoni, i giochi di luce, i profumi di caffè, sale e zucchero, si racconta con i sorrisi. Perché è per tutti, è inclusiva. Il metodo applicato prende il nome di Snoezelen. Elaborato negli anni ’70 da due terapisti olandesi, trova applicazione per lo più in contesti terapeutici per persone con disabilità intellettive o disturbi dello spettro autistico o persone anziane. Le stanze multisensoriali sono diffuse per lo più nel nord Europa, ma stanno prendendo piede anche in Italia. «La verità è che tutti possono scovare in questo luogo magico situazioni di benessere, semplicemente cogliendo l’occasione di sperimentare».
Supporti morbidi, luci e suoni si danno la mano per aprire le porte su un mondo sereno, dove sentirsi semplicemente felici. Ad ogni età.
In poco spazio, i colori spuntano dal buio. Due dimensioni convivono, lo descrive il nome stesso del metodo, sorto dalla combinazione dei termini snuffeln (esplorare) e doezelen (rilassarsi). Agire e lasciarsi andare, facce diverse della stessa medaglia. Del nostro essere: «I bambini hanno bisogno di giocare, apprendere e lasciarsi andare. Ecco perché in ogni aula creiamo un angolo morbido con grandi tappeti, dove i piccoli possano sentirsi sicuri. E stare insieme». Finalmente.