tempo

N.22 Giugno/Luglio 2021

RUBRICA

Un’impronta di formica…

Stiracchiare, allungare,
deformare, concentrare.
Tempo da condensare
per riuscire a fare tutto
quello che
per qualche motivo
dobbiamo fare,
spesso senza chiederci
se vogliamo davvero,
se è importante.
Se quella lista ha un senso,
se merita i minuti e le ore
che togliamo a qualcuno.
Chiediamo giornate
da 48 ore
per correre
senza sapere dove.
Con l’ossessione
delle cose da fare,
che se ci fermiamo
a chiederci
se i ritmi e le priorità
siano quelli giusti,
sbandiamo.
E ci inventiamo
più cose da fare,
per illuderci
di avere più tempo.

Chiudere gli occhi
e smettere di dividere
ciò che viviamo.
Presente passato e futuro
come un flusso unico
che non ha interruzioni
se non quelle
in cui scegliamo
di tranciarlo.
Un susseguirsi
di momenti legati tra loro,
in un domino di eventi,
emozioni e parole
che segnano il passo
dell’attimo che verrà
subito dopo,
in una catena infinita.
Ci perdiamo
in un prima e un dopo,
e invece siamo sempre noi,
con addosso le scelte
che abbiamo fatto
e quelle che la vita
ha fatto per noi,
in un miscuglio
di generazioni e mondi
che rimangono sempre
vivi
da qualche parte.

Che se il tempo
ci sembra poco
in realtà è perché
lo stiamo sciupando.
Diamo al tempo
le colpe che abbiamo noi,
per le fatiche
che non vogliamo fare
o il coraggio
che ci costa prendere.
A volte semplicemente
per noia, per pigrizia
Ammazziamo il tempo
invece
di metterlo al sicuro
e fargli prendere aria
in scambi, incontri, pensieri.
Invece
di mettergli un vestito
e portarlo a spasso
a vedere il mondo,
a sporcarsi le mani.
Tempo di cui dovremmo
fare scorpacciate,
perché non aspetta
niente e nessuno.

I momenti nei quali
ricostruiamo chi siamo.
Il tempo
passato con i nonni,
certe serate improvvisate
con gli amici
che diventano cartoline
di felicità semplice
e perfetta.
I pranzi di Natale.
I viaggi veri.
Gli amori.
Ogni esperienza che facciamo,
nel suo primo e ultimo giorno
e in tutta la vita
che ci passa in mezzo
e la trasforma.
C’è un tempo
che va lasciato andare
e uno
che va coccolato,
tenuto in una scatola
da aprire
quando prenderemo
qualche schiaffo
e avremo bisogno
di ricordarci
cosa conta davvero.
Tempo che è stato
eppure ancora è.

Quando usciamo
dai nostri drammi
per provare a capire
chi e cosa abbiamo intorno,
succede la magia.
Tutto diventa
piccolissimo,
quasi microscopico
davanti alla dimensione
delle leggi del mondo.
Facciamo tragedie
per treni persi
o stupidaggini
a casa e nel lavoro
e non ci ricordiamo
che la terra
esiste
da miliardi di anni,
che in miliardi di persone
l’hanno abitata.
Che siamo un puntino
invisibile nell’universo.
Formichine.
Ci farebbe bene
usare questa relatività
del nostro tempo
per non dare
troppo spazio
alle scemenze
e lasciarne molto
invece
per tentare
di fare qualcosa di buono,
che resti.
Un’impronta di formica,
comunque testimonianza.