ridere

N.44 Novembre 2023

relazioni

Affetti e disabilità, la gioia di amare nelle corsie dell’Istituto

Emanuele ed Emanuela, Kimberly e Stefano vivono le loro storie d'amore nella RSD di Fondazione Sospiro, dove una diagnosi di disabilità non è il discrimine per la realizzazione della persona, il suo diritto ad amare e ad essere amata. Un tema delicato ma ricco di meraviglia di cui si è parlato in un convegno a Cremona

Ci sono Emanuele ed Emanuela, ventinove e ventisette anni, che si tengono per mano, si sorridono e si accarezzano dolcemente la guancia. Sono due chiacchieroni, un pozzo di energia e vitalità. Poi ci sono Kimberly e Stefano, che di anni ne hanno rispettivamente 23 e 32: loro sono più timidi ed emozionati. Tutti e quattro sorridono, sono sereni ed hanno voglia di raccontarci le loro storie. Storie di coppie “speciali” – se così si possono definire – anche se le etichette sono la cosa meno interessante in questa mattinata trascorsa con loro.

Siamo all’interno di Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro e le due coppie di giovani sono ospiti dell’unità abitativa 3A della RSD (residenza sanitaria per disabili). Si sono conosciuti nel quotidiano di questo contesto ed hanno scoperto poco per volta il loro sentimento, aiutati e sostenuti dagli operatori.

Ma partiamo dall’inizio. A raccontare sono loro stessi.

Emanuele ed Emanuela stanno assieme da un anno: sono molto affiatati, si stringono la mano e sono molto premurosi tra di loro, si vede che “c’è del tenero”, i loro occhi sorridono. Stanno già pensando al regalo di Natale ed hanno le idee ben chiare: un profumo della Champion per lei ed un pigiama di felpa per lui. «Guarda, questo me lo ha regalato lui» ci spiega Emanuela mostrandoci orgogliosa un medaglione decorato con la scritta Love: un pegno d’amore che non ha bisogno di tante spiegazioni, ma arriva dritto al messaggio: “ti voglio bene”.

Quello stesso sentimento che fa un po’ arrossire le guance di Kimberly mentre ci racconta sottovoce che lei ed il suo Stefano stanno assieme da ben 5 anni e lei gli ha persino fatto da madrina quando Stefano ha ricevuto la Cresima, poco tempo fa. Il loro è stato un colpo di fulmine, si sono piaciuti subito, al primo sguardo. Indiscreti e curiosi ci facciamo allora raccontare cosa ha fatto scoccare la scintilla: «Eh, l’aspetto, guarda: è bella e molto dolce» ci spiega timido Stefano e pure Kimberly conferma sorridendo: «Anche lui, l’ho visto ed era bello». Insieme guardiamo alcune foto sul cellulare: sono quelle del compleanno di Stefano: lui è tutto “in tiro”, con la camicia e la cravatta, Kimberly è elegantissima in un bell’abito scuro; davanti a loro la torta di compleanno. Poi un’altra foto dove Stefano appare commosso e Kim lo abbraccia teneramente: sono una coppia di una bellezza vivissima ed anche se non sono due chiacchieroni, ci lasciano subito capire che il loro è un affetto vero e forte.

L’affetto e l’amore, quel sentimento che fa parte di ogni uomo e di cui ogni uomo ed ogni donna ha bisogno. Se ne è parlato in modo approfondito nel recente convegno organizzato proprio da Fondazione Sospiro sul tema dell’affettività per le persone con disabilità: Anch’io so voler bene il tema dell’incontro e i nostri quattro giovani ne sono la dimostrazione lampante, sono l’esempio concreto di come per loro sia bello vivere queste storie di affetto nel loro quotidiano, fatto anche di tante attività, impegni, svago.

Dopo un primo momento di timidezza, i ragazzi prendono confidenza ed iniziano a raccontare della loro vita quotidiana, del rapporto col fidanzato, delle passioni e degli impegni che hanno ogni giorno. Sono allegri, ridono e si guardano complici. Ci raccontano che i loro cantanti preferiti sono Emis Killa, Angelina Mango, e Sfera Ebbasta e che Kimberly è appena andata al concerto di Elodie al Forum a Milano: «Guarda il video su YouTube che ti faccio vedere dov’ero io».

Emanuela ci spiega di essersi innamorata di Emanuele mentre frequentavano le lezioni di ippoterapia, sul pulmino che li portava il maneggio. «Delle volte un po’ però litighiamo, ma niente di grave – ci spiega, ridendo con aria furbetta mentre guarda il suo ragazzo – io sono gelosa: quando lui scherza o parla con le altre ragazze io divento proprio gelosa». Ma dura poco, perché Emanuele non ha occhi che per la sua fidanzata «che è molto brava a cucinare. Mi ha fatto gli gnocchi al pesto».

Insomma, una quotidianità fatta di tanti piccoli momenti semplici, qualche bisticcio ed un buon pasto condiviso. E tanti sorrisi complici, sguardi che si incrociano, occhi negli occhi. E ritornano alla mente le parole emerse dal convegno di cui si parlava poco sopra: non è una diagnosi di disabilità il discrimine per la realizzazione della persona, per il suo diritto ad amare e ad essere amata, a sentirsi importante, a trovare un senso alla propria esistenza.

Certo, poi bisogna coniugare le buone intenzioni alla vita reale, al quotidiano della vita di comunità all’interno della RDS e per questo chiediamo a chi direttamente, ogni giorno, opera in questo contesto. Silvia Berna, coordinatrice dell’area disabili di Fondazione Sospiro, spiega l’importanza di poter dare a tutti i ragazzi la possibilità di vivere appieno la propria affettività, sia quando si formano delle coppie vere e proprie, sia coltivando le relazioni all’interno della comunità in cui vivono.

«C’è per tutti un forte bisogno di appartenenza, che è uno dei bisogni fondamentali di ogni essere umano. Molti dei nostri ragazzi arrivano invece da situazioni di deprivazione affettiva e quindi dobbiamo fare un grande lavoro sulla persona. Ciò che però accomuna tutti è la voglia, la necessità di dare amore ed allo stesso tempo di sentirsi amati. Per alcuni capita di trovare un affetto particolare in una persona e quindi si possono formare le coppie fisse; per altri invece è importante, per esempio, sentirsi parte della comunità, aiutando magari altri ospiti, svolgendo semplici compiti nelle altre unità abitative o coltivando amicizie».

Quando però l’amicizia inizia ad assumere una connotazione più intensa e l’affetto diventa sentimento profondo, allora il ruolo dell’educatore diventa ancora più indispensabile sia nel percorso della persona, per aiutarla a decifrare la natura di quel sentimento, sia nel percorso della coppia, perché se da un lato è sicuramente un’esperienza bella e gratificante, dall’altro non sempre è lineare e semplice. «Il nostro compito è quello di essere dei facilitatori nel rapporto di coppia perché spesso la difficoltà di comunicazione rappresenta un limite che può rendere difficile l’espressione dei propri sentimenti. Per questo abbiamo dei momenti di incontro dedicati sia alla coppia che alla persona. Li aiutiamo a chiedersi “quali sono i miei desideri e quali sono quelli dell’altra persona”, a capire se ci sono ostacoli e come superarli».

Serafino Corti, direttore del Dipartimento Disabilità di Fondazione Sospiro suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale delle Persone con disabilità della CEI e padre Maurizio Faggioni, professore presso l’Accademia della Pontificia Università Antonianum di Roma, realtori del convegno “Anch’io so voler bene: affettività e sessualità nella persona con disabilità” promosso da Arsac e Fondazione Sospiro che si è tenuto nella mattinata di sabato 18 novembre nel Seminario di Cremona

Poi c’è un altro grande tema che si apre ad un certo punto nella relazione, ossia il bisogno di esprimere un’intimità di coppia. Rimasto un tabù fino a pochissimo tempo fa, oggi è un argomento relativamente nuovo, o per lo meno nuovo nell’approccio. «Non dobbiamo pensare alle persone con disabilità come degli angeli, asessuati, che non hanno bisogno di esprimere i propri desideri e le proprie pulsioni, ma dobbiamo pensare cammini educativi che coinvolgano tutta la comunità» aveva chiosato suor Veronica Donatello, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità della CEI durante il convengo in Seminario.

Ma come è possibile poi tradurre in pratica, nel quotidiano di una RSD, questo aspetto così delicato ed intimo? «L’uomo – ha osservato durante il convegno Serafino Corti, direttore del Dipartimento Disabilità di Fondazione Sospiro – si realizza solamente attraverso la comunità e la socialità. Dobbiamo essere in grado di dare sostegno anche a chi non è in grado da solo di stare nel mondo, di comunicare. La persona disabile non è un guscio vuoto, un corpo da nutrire e curare, senza altre esigenze. Ha il diritto di vivere i propri sentimenti e la propria sessualità ma va aiutata a gestirla, nel rispetto della propria persona e del proprio corpo. Per questo dobbiamo chiederci che cos’è importante per loro e capire quali sono i bisogni, entrando in quella relazione con gentilezza e con scienza».

Lo stile che caratterizza il lavoro degli operatori che da vicino seguono e accompagnano la nascita e la crescita di relazioni speciali. Come Silvia Berna, che spiega: «Anche qui portiamo avanti un lavoro rivolto sia alla singola persona che alla coppia, aiutando i ragazzi a capire come gestire le proprie pulsioni, il contatto fisico, il tocco, le carezze, sempre nel rispetto dell’altro. Ognuno di noi infatti vive la propria intimità in maniera diversa ed anche questi ragazzi hanno bisogni e desideri diversi. Il lavoro che facciamo con loro è quello di riuscire ad arrivare ad un equilibrio che garantisca il benessere ad entrambi. Poi c’è il tema degli spazi, di trovare dei luoghi intimi ed in un contesto come quello della comunità non è facile né scontato. Per questo abbiamo identificato un ambiente apposito per permettergli di ritagliarsi dei momenti solo per loro, naturalmente sempre senza perdere di vista la loro sicurezza».

Mentre parliamo, i ragazzi si fanno scattare volentieri qualche fotografia. Si lasciano andare ascoltando la loro musica preferita in sottofondo, ridono, ballano e si divertono a mettersi in posa «Ma ci possiamo baciare?» è la loro preoccupazione, perché per loro è bello e naturale farsi una carezza e darsi un bacio, ma non sono così sicuri di poterlo fare proprio davanti a tutti. Poi, mentre ci incamminiamo verso il giardino, Stefano si ferma un attimo e chiama la sua Kim: «Io mi fermo qua fuori un attimo. Ti metti qua con me, amore?»

Amore e sorrisi: questo è il messaggio potente che ci lasciano oggi questi quattro giovani, che hanno trovato il loro modo per esprime tutta la carica di affetto che portano dentro di sé, godendo del piacere di sentirsi a loro volta amati.


Anch’io so voler bene”: convegno a Cremona

“Anch’io so voler bene: affettività e sessualità nella persona con disabilità” è il titolo che si è tenuto nella mattinata di sabato 18 novembre nel Seminario di Cremona che ha proposto una serie di riflessioni e valutazioni su uno degli aspetti più delicati e meno affrontati della vita delle persona disabili. Promosso da Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro con Arsac (Associazione residenze socio-sanitarie di Cremona) e patrocinato da Diocesi di Cremona, Unità Pastorale “Madre Nostra” e Cascina San Marco di Tidolo (Sospiro), il convegno ha proposto una serie di riflessioni e valutazioni su uno degli aspetti più delicati e meno affrontati della vita delle persone disabili...

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