noi

N.40 aprile 2023

INCLUSIONE

Al teatro di Giorgia stare insieme non è mai … per finta

Abbiamo assistito - anzi, partecipato - a “Concerto per alberi”, lo spettacolo portato in scena dalla Associazione Giorgia: «Ciò che questi ragazzi mettono in scena è letteralmente quello che sono»

A Cremona, già da molti anni, il pronome Noi ha un senso molto più inclusivo, partecipativo e vero che altrove. Questa, infatti, è la città del Baskin, ma anche quella del teatro inclusivo che l’Associazione Giorgia promuove sin dal 2006, portando sul palco persone con e senza disabilità che, spettacolo dopo spettacolo, dimostrano in modo lampante come qualsiasi diversità o caratteristica non rappresenti mai un limite, ma un grande arricchimento per tutti.
L’Associazione è attiva dal 1997 ed è stata creata per dare seguito ai valori e alle azioni di volontariato portate avanti per anni da Giorgia Calabrese, prematuramente scomparsa a 22 anni soltanto.
Il “noi” dell’Associazione Giorgia indica molto più che un insieme di persone che fanno qualcosa insieme, ma un’idea di società che va oltre il concetto di inclusione e che progetta e realizza attività per tutti, nessuno escluso. Quelli dell’Associazione non sono infatti laboratori teatrali per persone con disabilità, ma attività cui sono invitati partecipare tutti, ciascuno offrendo ciò che ha al racconto che di volta in volta viene costruito insieme.
Lo scorso 16 aprile i ragazzi di Giorgia hanno messo in scena al Teatro Monteverdi di Cremona il frutto del laboratorio teatrale 2022-2023, nato «al termine di due anni di lavoro, di ripresa, di ricostruzione dei legami e di voglia di sperimentare, che ci hanno permesso di ritornare mostrare al pubblico la bellezza che si sprigiona quando tutti possono esprimersi», spiega la Presidentessa dell’Associazione Daniela Magnani.

“Concerto per alberi”, il nuovo spettacolo figlio del lavoro del regista Mattia Cabrini e dell’artista Giulia Cabrini, ha riempito il teatro ed emozionato il pubblico con una magia di colori, suoni e forme che fanno bene alla mente e al cuore, ricordando a tutti che il concetto di normalità è una trappola e una gabbia dalla quale dobbiamo liberarci, se vogliamo vivere appieno e crescere rigogliosi come esseri umani degni di tale nome. Proprio come il frutto dei semi piantati sul palco ad inizio spettacolo dal bravo coltivatore Francesco, che ha messo in scena la propria passione per la terra e per la coltivazione.
«Frequento e collaboro con il gruppo dell’Associazione Giorgia da 10 anni e il grande merito di questa esperienza è aver fatto crescere ed evolvere la mia passione per il teatro, quindi aver esordito come regista in questo spettacolo ha avuto per me un grande significato», racconta Mattia Cabrini. «Questo è per me un cerchio che non si è ancora chiuso, ma che sta andando nella direzione giusta. Qui si mettono al centro due pilastri fondamentali: relazione e autenticità. Il racconto del nostro teatro è scritto dai legami che si creano tra i partecipanti e che sono fatti di sguardi, contatto fisico, gesti. Tutto ciò che accade sul palco non è frutto di recitazione, di finzione o di artificiosità. La sorgente degli spettacoli sono i laboratori, in cui musica, giochi e attività fanno emergere tutto ciò cui il regista dovrà poi dare forma e che è sostanzialmente il racconto della vita».

…ricordando a tutti
che il concetto di normalità
è una trappola dalla quale
dobbiamo liberarci

Le attività dell’Associazione Giorgia, così come quelle del Baskin e di altre realtà che in questi anni stanno facendo di Cremona un grande laboratorio di inclusione e di partecipazione, dimostrano che la realizzazione di un “noi” autentico, che abbracci davvero tutte le persone, non soltanto è possibile, ma è urgente e improcrastinabile.
Partecipare alla rappresentazione del “Concerto per alberi” è un ottimo esercizio per coltivare quel “noi”.
Le parole con cui il regista descrive lo spettacolo spiegano bene il senso di questo esercizio, che il pubblico svolge insieme ai ragazzi sul palco: «Questi attori non fingono, non gli è stato chiesto di fingere» ma suonano l’essenza della vita, «che si è cercato di strutturare in una forma che fosse il più possibile rispettosa della loro autenticità».
Con questo spettacolo il laboratorio ha cercato «di fare qualcosa di vero, come la musica che proviene da uno strumento: non ti può ingannare. Un contrabbasso non recita ma suona», così come un albero non finge, perché non può fingere e non avrebbe senso che lo facesse.

Ecco perché il teatro dell’Associazione Giorgia poggia su un’idea di spettacolo del tutto diversa e nuova: ciò che questi ragazzi mettono in scena è letteralmente quello che sono e che emerge prepotentemente dietro il trucco e i costumi di scena. Lo stesso accade con gli spettatori, ai quali è richiesto un piccolo sforzo: leggere ciò che vedono, oltre le luci, i colori, i suoni, i movimenti sul palco, e comprendere che lo spettacolo cui stanno assistendo li riguarda in prima persona e li coinvolge in un processo di semina in cui i campi da dissodare e da fertilizzare sono le menti e i cuori di ciascuno.
È questo il senso dei laboratori teatrali inclusivi e del loro momento culminante, lo spettacolo finale. Una rappresentazione che non può essere compresa se ci si limita a guardarla passivamente, perché ciò che chiunque si sieda sulle poltrone del teatro dovrebbe invece fare è partecipare; essere parte di quello che non è propriamente uno spettacolo, ma a tutti gli effetti un laboratorio, i cui partecipanti sono i ragazzi dell’Associazione, ma che è destinato soprattutto a tutti gli altri, affinché non si limitino a guardare e ad applaudire.

«Lo spettacolo conclusivo di ogni laboratorio non è visto dai partecipanti come una sorta di saggio di fine percorso – spiega Cabrini – ma è la manifestazione della loro esigenza di lasciarsi guardare e di far vedere agli altri non tanto cos’hanno imparato o pensato o quanto sono diventati bravi, ma ciò che fanno e ciò che amano fare. Basta guardare quanto i ragazzi amino scendere in platea per coinvolgere il pubblico ed entrarci in relazione, che è appunto uno dei pilastri dell’attività di questo gruppo».
A testimoniarlo sono anche i momenti che precedono e che seguono gli spettacoli, in cui il “gruppo allargato” dell’associazione, che comprende amici, parenti, volontari, associati e tutti coloro che in molti modi sostengono il progetto, abbraccia gli attori e li ringrazia per la magia che hanno saputo accendere in teatro durante tutto il percorso del laboratorio e che ora metteranno in scena in un luogo magico per definizione e fucina di sogni, ma che per una volta è culla di qualcosa di straordinariamente autentico, genuino e vero.