spazio

N.41 Maggio/Giugno 2023

URBANISTICA

L’architettura che si trasforma cambia l’anima della città

Dopo il complesso di Santa Monica, un altro ex monastero (ed ex caserma) diventa campus universitario. La nuova sede del Politecnico di Milano negli spazi della ex Manfredini raccolgie l'eredità dei secoli di storia e la consegna al futuro di una Cremona che spalanca le porte ai giovani

Le immagini fotografiche ritraggon il plastico in scala del progetto di rifunzionalizzazione della ex Caserma Manfredini, dove sorgerà il nuovo campus del Politecnico di Milano a Cremona, presentato ufficialmente nella sede di Finarvedi

In principio fu palazzo nobiliare, poi monastero, infine caserma.
Domani, università.
Una metamorfosi affascinante, davanti a cui si rimane incuriositi. Com’è possibile che il medesimo spazio subisca tanti e tali sconvolgimenti durante diverse epoche e riesca, ancora oggi, ad essere pronto ad un ulteriore cambiamento?
«L’Italia è ricca di esempi di questo tipo: molti edifici trovano il modo di continuare a vivere, durante i secoli, adattandosi alle esigenze e alla sensibilità del periodo. Noi siamo originari di Verona: l’Arena, monumento simbolo della città, ne è una testimonianza preziosa», racconta Andrea Carcereri. Insieme al collega Riccardo Salà, della Società Cooperativa di Progettazione Architettonica, Territoriale e Tecnologica COPRAT, è l’ideatore della trasformazione dell’ex Caserma Manfredini. Li abbiamo incontrati per riflettere su ciò che non emerge osservando le planimetrie e i render, ma che, nonostante ciò, conferisce forma e sostanza al progetto.
«Se in epoche passate – riprende il discorso Carcereri – si è posta scarsa attenzione alla conservazione della memoria storica, oggi invece si cerca di preservarla attraverso attenti interventi di recupero. È un approccio fondamentale perché gli edifici racchiudono, impresso in ogni mattone che li costituisce, la storia dei secoli». Un’eredità importante ma forse gravosa per chi, come il progettista, deve conciliare nella medesima struttura le esigenze della conservazione con quelle della rifunzionalizzazione.

La coesistenza tra i requisiti richiesti da una moderna sede universitaria e la necessità di recuperare una memoria storica non sembrano però preoccupare Carcereri e Salà perché, ci rispondono, «per l’architetto i vincoli non sono una palla la piede ma stimoli, opportunità per trovare soluzioni innovative che rendono più interessante l’intervento».
Parlare di architettura è anche un pretesto per capire come il complesso dell’ex Caserma Manfredini andrà ad integrarsi con la vita della città, con il respiro del quartiere, con la quotidianità di chi tutti i giorni passa sotto le sue alte mura.
«Nel lavoro di progettazione siamo partiti dalla consistenza, per sua natura chiusa e invalicabile, che ha avuto, fino ad ora, la struttura della caserma. La sua conformazione fisica rafforza questa sensazione: alcuni edifici sono lungo la via ma, il resto del complesso, è racchiuso da un alto muro di cinta che impedisce ogni sorta di permeabilità visiva e di attraversamento fisico».
Osservando il progetto, notiamo, però, che le “alte mura” rimangono al loro posto. «Non c’è una significativa trasformazione da questo punto di vista – spiega il progettista – perché il Politecnico ha l’esigenza di circoscrivere l’area e renderla controllata, soprattutto di notte. Ma questa necessità non esclude, durante il giorno, l’accessibilità della zona al pubblico attraverso due ingressi che consentono l’attraversamento dell’area creando una strada pedonale interna. Anche le ampie zone verdi saranno fruibili dalla cittadinanza nelle ore di apertura del campus».
Durante questi mesi trascorsi a ragionare sulle mappe e ad esplorare l’area, quale ricadute a livello sociale e culturale vi siete immaginati, per Cremona?
«Come abbiamo avuto modo di osservare anche in altre città, esistono spesso vaste zone abbandonate, grandi contenitori vuoti che non generano né vita, né ricchezza: dei veri e propri buchi neri. La nascita del Campus di Santa Monica e l’intervento presso l’ex Caserma Manfredini genereranno grandi trasformazioni, rivitalizzando il quartiere e portando grandi benefici a tutta la città. Chi è abituato alla quiete e al silenzio li chiamerà disagi – afferma con un sorriso Andrea Carcereri – ma siamo convinti che siano piccole scomodità necessarie per consentire a Cremona di acquisire nuove e vitali energie».

Lo stesso scambio e dialogo, naturalmente, ci auguriamo si attui anche tra il Politecnico e la Cattolica. «C’è la ferma volontà, a partire dalla committenza, che le due realtà collaborino. Come ha sottolineato il cavalier Arvedi, e ha ripreso il sindaco Galimberti in conferenza stampa, il progetto pone al centro il sapere e la conoscenza, aspirando a costruire un ponte tra cultura tecnica e cultura umanistica. All’interno della ex Caserma Manfredini sono previsti servizi non presenti in Santa Monica come lo studentato e la mensa: questo andrà a creare un naturale scambio tra studenti di diverse Università».
Ci rivolgiamo all’architetto Salà per chiedergli come si immagina l’esperienza dei giovani che vivranno gli spazi del Politecnico. Siamo infatti consapevoli che, come affermava Le Corbusier, “l’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione”. «Gli studenti” – fantastica il progettista – vivranno la magica avventura di vedere sfilare sotto i propri occhi, passando dai chiostri del ‘400 agli edifici militari dell’800, oltre cinquecento anni di storia cittadina: un’esperienza culturale che lascerà dentro di loro un’impronta indelebile».
L’impronta di un cammino che, tra antichi chiostri ed ex quartieri militari, prosegue sulle gambe e nei sogni delle giovani generazioni verso un futuro di crescita sociale, culturale e spirituale, tanto significativa da configurarsi come una vera e propria rinascita, non solo di un edificio, ma di un’intera città.