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N.35 Novembre 2022

MISSIONI

«Così la voce della favela mi ha insegnato a “stare accanto”»

Gloria Manfredini ha da poco concluso un'esperienza da missionaria laica nella favela di Salvador de Bahia: «Missione è incontro di voci e di storie. Un'esperienza che cambia solo chi ha desiderio di cambiare»

Gloria Manfredini con i bimbi della favela di Salvador de Bahia

Non arriviamo in terre lontane per cambiare. Piuttosto per incontrare e ascoltare. Incontrare storie e ascoltare le voci di chi vive quei luoghi. È necessario per indossare le scarpe di quelle persone. Per comprenderle ed accoglierle». Gloria Manfredini è una missionaria laica, appena tornata da un’esperienza nelle favelas brasiliane di Salvador de Bahia, dove ha lavorato come educatrice nei doposcuola e presso la scuola dell’infanzia. «È stata un’esperienza totalizzante, mi sono messa in gioco per un anno intero. Bella, estremamente bella, ma anche difficile, un mix di emozioni cui è complesso dare un nome ancora oggi. Non ero nuova ad esperienze di questo genere, ma quello della favela è un contesto particolare, di povertà davvero marcata. A prima vista, sembra un ambiente senza regole. In realtà, le persone sanno fino a dove possono arrivare. E se capiscono la tua diversità, cercano di tutelarti». L’analfabetismo è dilagante. «Ai bambini ho proposto giochi diversi per aiutare l’apprendimento o il consolidamento di abilità di lettura. All’inizio mi guardavano in modo strano, alcuni di loro non avevano mai visto un’europea. Poi per strada mi riconoscevano perché nei loro ambienti portavo novità».

«Serve mettere da parte le aspettative
e ricominciare da capo
per ancorare nuove radici»

Missione è incontro, prima di tutto. «Bisogna imparare a stare. Anche nelle situazioni scomode o che non ci piacciono. Serve mettere da parte le aspettative e ricominciare da capo. Per ancorare nuove radici. Poi se lasci aperto lo sguardo verso l’orizzonte, capisci che dal rapporto con l’altro nasce fiducia. E dalla fiducia possono sorgere cose nuove. Andare in missione vuol dire osservare. E poi incontrare e camminare accanto». In un luogo lontano, non solo geograficamente, dal nostro modo di vivere. «Là la fretta non sanno cosa sia. Quando, dopo un anno esatto di esperienza, sono tornata in Italia, vedevo i miei connazionali affaticarsi. Li guardavo e mi chiedevo: perché? La quotidianità in Brasile ha ribaltato la mia scala di valori. Oggi cerco di portare con me uno spirito più accogliente ed uno sguardo più aperto, ma la verità è che il sistema in cui viviamo ci vuole così. Ci impone di essere così».

Gloria Manfredini negli studi del centro televisivo diocesano / foto Paolo Mazzini (diocesidicremona.it)

L’esperienza “tra i due mondi” di Gloria dice che la missione ha a che fare con il tempo: tempo per gli altri, ma soprattutto per se stessi. «Per me è stata la tappa di un percorso iniziato dieci anni fa con il catechismo in parrocchia e poi i campi estivi, l’esperienza con Caritas a Roma. Ho sempre desiderato partire per conoscere. Per vedere la realtà con i miei occhi. La missione è un’esperienza che cambia, solo se si vuole cambiare. È un’opportunità. Il cambiamento non è automatico. Sta a ciascuno di noi trovare il coraggio, la forza, il desiderio di rispondere o attraversare le domande esistenziali che questo viaggio pone. Magari non tutti sono disposti ad affrontarle, magari sorgeranno più avanti».
Gloria ha trovato nella fede il suo caposaldo. «Quando ti trovi impotente davanti ad alcuni problemi da risolvere, devi trovare un perché e un come più forti per continuare la tua strada. Io li ho trovati nella fede, ho posto i miei limiti davanti a Dio e a lui mi sono affidata. La sfida più grande è stata capire essere utile, nonostante i miei limiti». O forse con quei limiti. Per dare spazio a quella voce che invita a «camminare accanto» e, nel profondo, non accenna a spegnersi.