ombre

N.34 Ottobre 2022

MONUMENTI

Nuova luce sul Palazzo Abbaziale. La meraviglia riemerge dall’ombra

La grande struttura, segno della nobile storia di Casalmaggiore, rivela tracce di un passato luminoso. E accende il sogno di una nuova vitalità per l'antica "città regia"

Scorci del palazzo abbaziale di Casalmaggiore

È una considerazione scontata, ma mi piace ricordare che l’ombra esiste nella misura in cui esiste qualcosa. Quindi l’ombra è il segnale di altro: la filosofia greca e la prima patristica cristiana ci offrono stupende pagine in proposito.
Riferimenti lontani che ben si prestano però ad offrire una chiave di lettura per la scoperta dei tesori riportati alla luce grazie al grande progetto di recupero del Palazzo Abbaziale di Casalmaggiore: un vasto complesso di strutture, edificate tra gli inizi del Settecento e la metà dell’Ottocento, che si trovano a destra del Duomo di Santo Stefano Protomartire. In origine, quando Casalmaggiore sotto la dominazione Asburgica era città regia e capoluogo di provincia, l’ambizione era di ospitarvi il vescovo della sospirata nuova diocesi. Papa Pio VI non soddisfò le ambizioni dei notabili e del clero ma consolò i Maggiorini attribuendo all’arciprete il titolo di abate mitrato. L’ultimo a portare mitra, pastorale, chiroteche, ermellini, code, anelli, croci pettorali e titolo di abate fu monsignor Luigi Brioni. Da abate, alla fine degli anni cinquanta, lasciò il Palazzo per una casa – a dire il vero un po’ bruttina ma comoda – con tanto di terracotta dello stemma Abbaziale – opera di Ercole Priori – in facciata.

Quando nel 1997 giunse Parroco don Alberto Franzini – e qui ritorniamo all’inizio del nostro racconto – il Palazzo era l’ombra di se stesso. Fatiscente, prossimo ad implodere, ben lontano dai fasti che il vescovo Bonomelli durante le visite pastorali registrava, non senza disappunto, nelle sue annotazioni. Un’ombra rispetto al passato ma, appunto, quell’ombra era la prova che esisteva una storia. Da qui, a partire dal 2010, il recupero della struttura nelle sue diverse articolazioni e a partire dal 2016, prima con don Cesare Nisoli e poi con il sottoscritto.
Un’avventura di forme e colori. Sì, perché quell’ombra, spesso intrisa di polvere e tristi tonalità, rimandava a forme barocche, a grottesche, a verdi veneziani in dialogo con pannelli di porpora e incastri di ocra. Quando Danielle e Fiorenza, restauratrici dello Studio Blu impegnate a scialbare le pareti di un corridoio, mi hanno chiamato perché visionassi oltre l’ombra e prendessi una decisione in proposito, provai una intima felicità. Stupore, sorpresa, emozione. Mi sono sentito parte di una storia che tornava a raccontarsi. Come una nuova nascita, un nuovo inizio. Centimetro dopo centimetro l’ombra del passato lasciava il posto a un presente pieno di luce e colore ed io sono stato inebriare di tanta bellezza.

Ora una domanda, un auspicio. Sicuramente un passaggio audace e impertinente più dello stesso sforzo di recuperare il passato: se questa meraviglia riemersa costituisse già l’ombra del futuro, di un modo nuovo e creativo in cui la comunità cristiana e civile di Casalmaggiore saprà vivere il Palazzo Abbaziale? Forme e colori strappati al buio della dimenticanza accendono l’idea di una nuova vitalità che questa città – con i colori e le forme di tutte le componenti che la animano – ha la potenzialità di esprimere.

*parroco di Casalmaggiore