silenzio

N.05 Novembre 2019

INTRODUZIONE

Stiamo a sentire

Emiliana Triglia L'artista cremonese con i suoi acquerelli indaga l'intimità del rapporto con la natura, con la montagna in particolare. Le sue esplorazioni artistiche sono un inno alla vastità, alla meraviglia, al silenzio.

I santi e i defunti. Così, inizia questo mese di novembre, tra il silenzio vertiginoso del cielo e quello profondo della terra stanno le nostre vite che ronzano.
Fermarsi. Tacere. Ascoltare.
C’è qualcosa di estraneo alle nostre abitudini, qualcosa che minaccia i ritmi di produzione e nella quiete apparente scuote. «Viviamo in un sistema architettato per evitare in qualsiasi modo l’esperienza del silenzio», osserva uno dei protagonisti di questa edizione di Riflessi Magazine.
Per questo mettersi sulle tracce delle ragioni e delle esperienze del silenzio apre percorsi sorprendenti. E non per difetto.
Scopriamo che il silenzio può essere la fonte di un nuovo rock, o l’ambiente dove lasciarsi penetrare dalla musica di un quartetto d’archi fino a trattenerne il ricordo, a comprendere il tono di uno Stradivari fino a dargli un nome, a cogliere il fruscio di un filo di vento che spazza l’aia in una sera d’estate.
Non manca il suono quando incontri il silenzio. Non manca la speranza quando il dolore taglia il fiato e non richiede una sillaba in più: nella stanza di un figlio malato, con le mani sul ventre da cui un altro figlio non è riuscito a venire alla luce.
«A volte tacere è abbastanza», a volte basta uno sguardo, a volte è nel silenzio che prendono forma le «parole che non ti ho detto». E sono vere, portano fino in fondo a te stesso, travolgendo i sensi.
In questa edizione abbiamo incontrato il silenzio di chi medita, quello della clausura ai confini di un Continente che cerca ancora la sua lingua comune, quello delle “solitudini digitali” che non capisci quando smette di ferire ed inizia a collegare, quello quotidiano e attento di una coppia di genitori sordi, o di un giornale che cerca di aprire una crepa di luce nell’oscurità di un’informazione che alza la polvere e confonde con il suo clamore.
C’è vita nel silenzio che crea uno spazio di attesa tra la domanda che rivolgiamo a qualcuno che amiamo e il momento della sua risposta. C’è speranza se abbiamo il coraggio di fermarci. Aspettare. Stare a sentire.
Vertiginoso e così profondo: non è il silenzio a farci paura.