tempo

N.22 Giugno/Luglio 2021

METEOROLOGIA

Anche il tempo ha un futuro. E pure qualcuno che glielo “legge”

Abbiamo previsioni meteo sempre più precise e dettagliate, ma spesso facciamo fatica a comprendere come siano elaborate e da chi Proviamo a rispondere con l'aiuto di Arpa Lombardia, tra stazioni di rilevamento sul territorio e sistemi globali, tra intelligenze artificiali e professionalità di alto livello

Per le immagini si ringrazia l’archivio ARPA

Tra le prime intuizioni dell’uomo sulla meteorologia e la moderna scienza, capace di prevedere che tempo avremo a distanza di giorni, sono passati diversi secoli. Un lungo periodo che va dalle civiltà antiche all’avvento delle tecnologie moderne e che può grossolanamente coincidere con l’aumento vertiginoso della capacità di calcolo, letteralmente esplosa con l’avvento dei computer nel XX secolo.
Un lungo periodo in cui al meteo sono state associate credenze e superstizioni popolari, ma più di ogni altra cosa detti e proverbi (a seguire alcuni esempi locali) in grado di “fotografare” tutte quelle informazioni che oggi associamo alle cosiddette medie stagionali. Motti ed “esperimenti” pratici (alcuni dei quali effettivamente basati su fenomeni fisici, che spesso all’epoca erano ancora ignoti) che le civiltà agricole del passato utilizzavano, unitamente all’esperienza dei più anziani e dei più capaci, per svolgere al meglio i lavori e le attività più influenzate dal quadro meteorologico.
A Cremona la meteorologia moderna arrivò alla fine del XIX secolo, con l’istituzione di un osservatorio meteorologico da parte del professor Guglielmo Calderoni, che lo attivò presso l’allora Regio Liceo Scientifico (oggi Ala Ponzone Cimino).
Si trattava di una stazione a strumentazione meccanica, con recupero di tracciati cartacei ed invio alla sede regionale o nazionale da parte di personale locale, secondo il consueto schema di lavoro della rete ex-SIMN (Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale). Una parte della strumentazione meccanica (se non tutta) è stata trasferita ad ARPA nel 2002 contestualmente al trasferimento alle Regioni del patrimonio e del personale SIMN. A questa strumentazione corrispondono alcune serie storiche di temperatura e precipitazioni (mensili o giornaliere) dal 1951 al 2007. Tali dati, precedentemente su supporto cartaceo ed ora digitalizzati, sono oggi scaricabili dal sito idro.arpalombardia.it.
Dal 2008 la storica stazione meteo di Cremona non è più attiva per conto di ARPA: attualmente le misurazioni idro-meteo a Cremona e dintorni da parte di ARPA proseguono tramite stazioni elettroniche automatiche.
Per capire meglio come funziona la rilevazione, l’elaborazione e la gestione delle informazioni inviate dalle stazioni meteo locali ci siamo rivolti a Roberto Grimaldelli, meteorologo di ARPA, che con estrema disponibilità e competenza ci ha fornito interessanti spunti e informazioni.
«Oggi in provincia di Cremona sono attive 16 stazioni idro-meteorologiche (di cui 10 puramente meteo), che rilevano diverse tipologie di dati: temperatura, direzione del vento, precipitazioni, umidità dell’aria, livello idrometrico dei fiumi… in funzione degli apparati di rilevazione e trasmissioni in esse presenti. Le stazioni meteo lombarde operano nel più ampio contesto del monitoraggio del rischio naturale e del relativo allertamento. In questo quadro ARPA Lombardia offre oggi supporto tecnico-scientifico alla Regione in ambito di Protezione civile, con riferimento alla previsione e al monitoraggio di eventi naturali come pioggia, vento, frane, valanghe e alluvioni, oltre che all’utilizzo sostenibile delle acque».
ARPA Lombardia elabora e fornisce previsioni meteo in tempo reale agli oltre 10 milioni di abitanti del territorio e garantisce il supporto meteorologico alla Protezione Civile, tramite il proprio Servizio Idro-Nivo-Meteo, composto da uno staff di laureati in fisica, meteorologia, ingegneria e geologia .
L’attuale rete di monitoraggio regionale è composta da 318 stazioni (1 ogni 200 km2, da 10 a 3.000 m slm), che forniscono dati aggiornati ogni 10 minuti: un sottoinsieme di queste stazioni contribuisce alla cosiddetta rete “fiduciaria ” nazionale per finalità di Protezione Civile.

In Lombardia 318 stazioni
aggiornano i dati meteo
ogni dieci minuti

«I dati acquisiti dalle reti di monitoraggio – spiega Grimaldelli – sono validati, archiviati e resi direttamente disponibili al pubblico oppure elaborati in prodotti di analisi come i bollettini meteo quotidiani, settimanali, mensili e annuali».
La moderna meteorologia va tuttavia ben oltre la dimensione locale e si avvale di una rete di reti che coprono territori, regioni, nazioni e continenti, consentendo scambio e interpolazione di dati in tempo sempre più reale, per prevedere con sempre maggiore precisione e in minor tempo qualsiasi tipologia di fenomeno. «Nel nostro Paese i dati lombardi sono conferiti a Roma presso il Dipartimento di Protezione Civile, dove vengono aggregati con quelli dell’intera rete nazionale».
Oggi siamo prossimi ad un cambiamento epocale per la meteorologia italiana, con l’istituzione di un servizio nazionale civile, già previsto da una legge emanata nel 2012 dal governo Monti con l’obiettivo di creare un ente unico per la meteorologia, all’interno del comparto della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Tutte queste evoluzioni non hanno però sminuito il ruolo delle stazioni locali, completamente automatizzate, che oggi rilevano e monitorano il meteo in termini qualitativi e quantitativi. I dati raccolti servono sia per migliorare i modelli matematici usati per le previsioni, sia per verificare i bollettini emessi.
L’interazione tra sistemi locali e globali richiede un lavoro complesso, che coinvolge numerosi enti, organizzazioni, professionalità e che presto avrà sempre più a che fare con intelligenza artificiale e machine learning, aumentando velocità, capacità di calcolo, parametri e scenari cui i professionisti del meteo dovranno dare senso e contesto, vero plusvalore dell’essere umano rispetto alle macchine. «Intelligenza artificiale e apprendimento automatico da parte delle macchine rappresentano infatti due tasselli fondamentali per lo sviluppo di un “gemello digitale” della Terra, che ci permetterà di comprendere e di predire con sempre maggiore anticipo e precisione i fenomeni naturali del Pianeta».
Uno sforzo notevole, che anche le umanissime intelligenze della comunicazione e dell’informazione dovranno necessariamente fare, abbandonando l’approccio sensazionalistico (quando non addirittura terroristico) che spesso accompagna la narrazione degli accadimenti correlati al meteo con locuzioni che fanno letteralmente rabbrividire i meteorologi (e non per il freddo). Mere invenzioni giornalistiche, come gli abusati “bomba d’acqua” e “pioggia killer”, oppure l’uso disinvolto di terminologie che hanno un significato ben preciso e che vanno usate con cognizione di causa, come tromba d’aria, ciclone, uragano, tempesta. Termini che a volte descrivono momenti diversi ed evoluzioni di uno stesso fenomeno, ma che spesso sono talmente distanti tra loro che utilizzarli in modo improprio corrisponde a diffondere vere e proprie fake news.
Senza dimenticare che ad essere killer non sono quasi mai gli elementi e la loro furia, ma le scelte e le attività dell’uomo, che nell’arco dei secoli hanno modificato il territorio sino a renderlo fragile o inadeguato a far fronte ai fenomeni meteorologici, per quanto questi si stiano in questi anni intensificando o estremizzando.