bambini

N.21 Maggio 2021

PEDAGOGIA

Capricci fantastici e come affrontarli

Perché i bambini "fanno i capricci" e qual è il trucco (se c'è...) per capirli

Le urla di un bambino davanti alla gelateria perchè ha fame, le grida di un grandicello che non vuole andarsene dal parchetto dove gli amci stanno ancora giocando, i lacrimoni di un piccino davanti al biscotto spezzato che la mamma gli pone alla festa di compleanno della compagna di classe. Tutti capricci! Bambini che mettono nonni, mamme e papà in grande imbarazzo. L’adulto ha fatto tutto quello che il bambino ha chiesto: l’ha portato in gelateria anche se il tempo era poco ma il risultato sono stati capricci, grida e una situazione imbarazzante; ha già concesso dieci minuti in più ripetto all’orario che aveva in testa ma il risultato sono stati capricci, grida e una situazione imbarazzante; ha scelto di dare un biscotto in più e quello rotto preso dal vassoio ha causato capricci, grida e imbarazzo.
E poi si sa, passare da un capriccio ad un altro il passo è breve e, se non si è a casa ma in pubblico, la situazione rischia di degenerare.
Ma l’adulto starà davvero guardando la reazione del bambino dalla corretta angolatura?
I bambini fanno i capircci, di questo mamma e papà, se ne devono fare una ragione! Ci sono, però, tanti stratagemmi che gli adulti possono imparare per cercare di vedere cosa il bambino cela dietro a quelle lacrime, dietro a quel “capriccio”. Sì, perchè se un adulto non si sente ascoltato, si arrabbia; se non non si sente considerato, è infastidito; se non sa esattamente cosa desidera, è frustrato; quando crede di aver subito un torto, si arrabbia. Ma, molto spesso, se un bambino non si sente ascoltato, gli viene detto che fa i capricci; se non si sente cosiderato, gli viene detto fa i capricci; se non sa esattamente cosa desidera, gli viene detto che fa i capricci; se crede di aver subito un torto, gli viene detto che fa i capricci. Quindi, mamme e papà devono, innanzitutto, considerare il proprio figlio non come capriccioso ma l’aggettivo deve essere ricondotto a quel comportamente specifico: ciò porta un bambino a sentirsi amato anche quando si oppone a mamma e papà. E lo aiuterà a saper amare davvero in futuro.
Il “capriccio” porta in sè una moltitudine di stati d’animo che spesso gli adulti faticano a riconoscere perchè, per primi, sono i bambini stessi a non saper nominare ciò che li turba. La differenza tra adulti e bambini è che se il primo riesce a spiegare ciò che si agita al proprio interno, il secondo invece.. no! L’adulto, quindi, deve concedere del tempo ai bambini per allenarsi ad esprimere a parole quello che sentono. Allenamento che, parallelamente, possono intraprendere anche gli adulti significativi per quel piccino. Chiedere a un bambino che può rispondere, a parole, all’interrogativo “Cosa C’è?” non comparta solamente il saper parlare, serve dare un nome a tutto ciò che si ha dentro e viene portato all’esterno con uno sfogo di pianto.
L’atteggiamento giudicante è il primo che deve essere tolto dallo zaino “del buon genitore” per essere sostituito dall’accettazione della traduzione emotiva che può essere imperfetta e inadeguata al contesto sociale in cui ci si trova ma l’adulto deve anche aggiungere che quello non è il miglior modo per esprimersi: con le parole si possono sostituire pianti e urla, proponendolo già per i bambini in età da nido.

Se un adulto riesce a spiegare
ciò che si agita al proprio interno,
un bambino invece.. no

Se il capriccio non nasce da un bisogno fisico (caldo, fame, sonno etc) ma dalla volontà di soddisafre un bisgono nato qui e ora, è tutto normale! Il bambino, per sua stessa natura, vive il presente e chiede a gran voce che la propria richiesta venga soddisfatta nell’immediato; poco importa che questa sia una reale necessità o una presa di posizione. Dallo zaino del “buon genitore” va lasciata cadere fuori l’accondiscendenza: l’adulto non deve essecondare il piccolo che lo mette alla prova ma deve esercitare il proprio diritto di dire un no chiaro e inequivocabile (che non deve diventare un sì dopo cinque minuti!) senza paura di ferire il figlio. La coerenza di mamma e papà è uno degli strumenti più preziosi che l’adulto può donare per il futuro del bambino. Il mettere il piccolo a conoscenza di un limite con cui si deve scontrare è il lavoro che spetta all’adulto perchè il bambino, ancora, non lo sa fare da sè.
Evitare completamente le sonore sculacciate “che non hanno mai fatto male a nessuno”, le grida, le lunghissime spiegazioni, le ripicche emotive e il tentativo di “comprare” i bambini con promesse fantasmagoriche. La cosa migliore, per quanto difficile, è mantenere la calma e cercare un posto, appartato, in cui lasciare che la crisi passi e il bambino si trovi in una condizione serena per poter ascolare la voce della mamma o del papà che lo possa guidare al di fuori della sitazione spiacevole. L’autorevolezza dell’adulto è il limite che serve al bambino, specialmente se molto piccolo, per tornare ad uno stato di quiete.
«Qual è il trucco per farsi ubbidire dai bambini? Abbandonare l’idea che esista un trucco, che sa di inganno e pensare che i bambini hanno bisogno di chiarezza, precisione, pazienza e regole adeguate all’età. Certo, non le comprenderanno subito, nè le rispetteranno. Ma così daremo loro un’educazione fondata sul rispetto e non su espedienti»¹.

¹ E. Rossini e E. Urso, “I bambini devono fare da soli. Senza mai sentirsi soli…” (Edicart)