aria

N.39 Marzo 2023

SALUTE

«L’aria sembra niente ma tiene su gli aerei»

Il primo respiro è la nascita, l’ultimo è la morte. La vita dell’uomo è racchiusa tra questi due estremi». Una considerazione profonda quanto la sua evidenza, un pensiero che potremmo attribuire a un maestro zen in meditazione sulla soglia del proprio monastero.
Invece siamo in una villa a Scandolara Ripa D’Oglio e, a pronunciarla, è il dottor Giancarlo Bosio. «Respirare è una funzione vitale molto importante; respirare male equivale a vivere male» prosegue con una semplicità che rende il dialogo piacevole e comprensibile. Non è scontato, considerando che stiamo intervistando un medico abituato a muoversi in contesti di grandissima complessità: dalle docenze per l’Università degli Studi di Brescia, all’impegnativo ruolo di Dirigente di Unità Operativa presso l’Ospedale Maggiore di Cremona. Nei lunghi anni di lavoro, i pazienti ne hanno apprezzato la competenza presso il reparto di Pneumologia. La cittadinanza lo ha conosciuto ed ammirato per la dedizione dimostrata durante il drammatico periodo del Covid-19.
Qualità professionali ed umane che emergono anche durante l’intervista, in particolare quando afferma che il suo lavoro, «senza dubbio il più bello del mondo, è anche il mio hobby, la mia passione, la mia droga».
Mentre fantastichiamo su come sia nato un amore tanto intenso, il dottor Bosio ci racconta che, al termine delle scuole superiori, non aveva intenzione di iscriversi a Medicina; la sua prima scelta sarebbe stata Ingegneria. La madre, saputolo, gli disse: «Fa ‘l dutur, te sarëët cüntëënt!» e così, Giancarlo, si ritrovò ad indossare il camice.

Da dove è scaturita la scelta di occuparsi del respiro? «A Medicina le specialità erano tutte belle, ed io molto giovane – ricorda il dottor Bosio – ma, senza dubbio, il professore di pneumologia era il più simpatico. Fare il giro dei malati con lui era davvero istruttivo: ti faceva notare aspetti sia scientifici che culturali».
Da quell’incontro è sbocciato l’amore e, come un innamorato non è mai pago dell’incontro con il proprio amore, così il dottor Bosio ci parla del suo rapporto con la Pneumologia.
Si può affermare che Lei sia stato, durante la pandemia, nell’occhio del ciclone; quale eredità le ha lasciato il Covid-19? «Dopo quello che ho visto – dice senza perdere la serenità – ho compreso quanto la vita sia limitata e vada gustata in ogni momento. Cosa importa avere la Ferrari in garage se non riesci a respirare?» Poi, allargando lo sguardo al giardino che circonda la splendida veranda dove siamo seduti, prosegue: «Oggi è una giornata di sole, la cosa più bella è poter uscire nel verde a respirare un’aria buona».

Forse non così buona, considerando il livello di inquinamento raggiunto nella Pianura Padana. Snocciolando alcuni dati scientifici riguardanti il nostro sistema respiratorio, il dottor Bosio ci porta a comprendere come i polmoni siano «la più grande porta del nostro organismo aperta sul mondo esterno. Tutto ciò che arriva da fuori può portare danni e, considerato che l’aria non è confinabile ed è di tutti, abbiamo l’obbligo di ridurre il più possibile gli inquinanti».

«È un argomento su cui non possiamo transigere come società, dobbiamo garantire ad ogni cittadino la migliore qualità possibile dell’aria. Certamente non è facile, anche alla luce di una legislazione troppo morbida su questo importante argomento».
L’inquinamento è un nemico insidioso; con il sole che filtra dalle vetrate, oggi sembra proprio la giornata ideale per uscire a correre o per una gita in bicicletta. Ma il dottor Bosio ci mette in guardia: «Non ci accorgiamo se l’aria è sporca; è più facile rendersi conto quando è buona e leggera, come durante una passeggiata in montagna. Ci accorgiamo dell’inquinamento quando vediamo le macchine sporche o, ritirando i panni stesi, ci accorgiamo che sono grigi di smog. Dobbiamo stare attenti ed evitare, per esempio, attività sportive all’aperto quando c’è il bollino rosso. Tramite semplici applicazioni del telefono si può monitorare la qualità di ciò che respiriamo, tenendo conto che, comunque, Cremona è la seconda città più inquinata d’Europa».
«Da noi il vento passa alto – prosegue – ci lascia così le polveri sottili che produciamo noi stessi ed i nostri vicini. Questa consapevolezza dovrebbe portarci ad essere più virtuosi degli altri». Poi allargando le braccia, afferma: «Certi malati diventano molto sensibili a questi argomenti, ma un adulto sano spesso non ne comprende il valore».
Mentre ci accompagna all’uscita, percorrendo il vialetto di accesso alla villa, il dottor Bosio ci saluta amichevolmente. Forse, intuendo la consapevolezza che stiamo acquisendo riguardo agli argomenti affrontati durante l’intervista, ci saluta con un’ultima considerazione: «L’aria sembra niente, ma tiene su gli aerei!».

PANDEMIA

Difficile come respirare

Il mestiere della dottoressa Grappa, neuro anestesista dirigente della Terapia intensiva all’Ospedale di Cremona è sempre lo stesso; ha a che fare con i nodi della vita, quelli che si sciolgono e quelli che soffocano, quelli che ci tengono attaccati alla vita e quelli che creano legami. I groppi in gola e quelli che schiacciano le vie aeree…

C’è un nodo nel respiro. I macchinari che lampeggiano, i tubi da cui passa silenzioso l’ossigeno, le maschere sul viso, gli occhi chiusi. «Nel nostro lavoro – osserva l’anestesista – il contatto con la morte è quotidiano. Ma qualcosa è cambiato: è come se l’aria fosse diventata un nemico, un pericolo invisibile.

E poi colpisce la quantità delle persone: sono tante e nella comunità in cui vivi ti accorgi di conoscerle. Senti che si avvicina. E ti metti sul chi va là, che per il lavoro che fai potresti essere tu stesso il latore del contagio. Pensi a chi ti sta intorno»… La dottoressa Grappa ha aggiornato il profilo whatsapp: sotto la foto di una bella spiaggia deserta sotto ad un cielo mosso da nuvole bianche, c’è una frase di Joseph Conrad: “Nothing should ever be taken for granted”, “Niente dev’essere mai dato per scontato”. Nemmeno respirare…

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