partenze

N.37 Gennaio 2023

CICLOCROSS

L’attimo che precede lo start. Riti e adrenalina prima del fango

Appunti di psicologia e scaramanzia tra le maglie colorate dei corridori pronti a sfidarsi sulla pista del trofeo "Guerciotti", classica italiana del ciclocross che si corre adi Cremona

Il grande anello del parco “Maffo Vialli” è punteggiato da divise colorate. Centinaia di paletti di legno, a cui sono avvolte fettucce di plastica, delimitano un percorso che, come un enorme anaconda addormentata, occupa per intero l’immensa area verde che circonda la pista di asfalto.
Sono le 14.15 di un sabato di fine gennaio e, tra quindici minuti, partirà la categoria “Open uomini” del Trofeo Guerciotti. Si tratta di una delle competizioni di ciclocross più longeve e prestigiose d’Italia, da qualche anno con sede a Cremona.
I ciclisti di questa categoria sono giovani adulti, nel momento della vita in cui possono esprimere al massimo delle loro possibilità: potenza, tecnica, velocità. I loro corpi sviluppano, grazie ad allenamenti massacranti, la stupefacente capacità di sostenere sforzi intensi e prolungati.

In questo momento sono fermi, in gruppo, ad una decina di metri dal traguardo; chiacchierano e attendono la chiamata per potersi disporre sulla linea di partenza. Il giudice di gara inizia a snocciolare i nomi e i numeri dei partecipanti. Uno alla volta si staccano dal gruppo e si dispongono in file ordinate.
I gesti che compiono nell’attesa della partenza sono sempre gli stessi, una routine che li tranquillizza e li cala in uno stato di concentrazione totale. Controllano la chiusura del casco e la sua regolazione, sistemano gli occhiali, tastano le gomme per assicurarsi che la pressione sia quella adeguata al tipo di percorso che andranno ad affrontare, molti bevono dalla borraccia per poi lanciarla all’allenatore. Nel ciclocross, per rendere la bicicletta più comoda da trasportare nei tratti in cui è necessario caricarsela sulle spalle, il telaio è privo di porta borraccia. Inoltre la gara è di una un’intensità tale da rendere difficile trovare il momento in cui staccare le mani dal manubrio per bere o rifocillarsi.
Lo schieramento di partenza è ormai completato, la tensione sale, il pubblico si affolla nella zona di partenza. Il giudice urla: «Due minuti al via!”. I ragazzi si sfilano le maglie termiche, qualcuno rimane in maniche corte nonostante la temperatura sia di pochi gradi sopra lo zero. In questa disciplina, considerato che non si raggiungono velocità elevate e data l’intensità dello sforzo, non è necessario un abbigliamento pesante; spesso anche i guanti sono considerati di troppo.

Al limitare dell’area di partenza, fidanzate, amici e qualche mamma prendono al volo i giubbini lanciati dai corridori. La presa è accompagnata sempre da una parola di incoraggiamento, un sorriso, un “alé” per scacciare la tensione della gara che, minuto dopo minuto, contagia anche il pubblico.
Il presidente di giuria abbandona la posizione frontale rispetto al plotone dei partenti, si posiziona di lato e grida: «Trenta secondi!»
Il cuore accelera i battiti, le gambe sono pronte a spingere con la massima forza sui pedali per lo sprint iniziale, fondamentale per aggiudicarsi la posizione più vantaggiosa nelle prime battute della gara. Il segnale della partenza è un fischio, immediatamente seguito dal rumore secco dei piedi che agganciano i pedali, sopraffatto subito dopo dalle urla di incitamento del pubblico.
Una nuvola colorata, rapida come il vento, divora il rettilineo iniziale per poi infilarsi, sfiorando le transenne, nel parco. La gara è cominciata.