acqua

N.09 Marzo 2020

INTERVISTA

L’uomo di Stagno che ripulisce il fiume

Dialogo con Roberto Mazzini l'ingegnere che da ragazzo faceva il bagno nel fiume che oggi tiene pulito con il depuratore che porta acqua pulita a 1 milione e 250 mila persone

Pensa che quando ero piccolo il prete metteva i paletti e con gli altri bambini andavamo a fare il bagno nel Po e all’epoca non c’erano tutti i sistemi di depurazione che ci sono adesso e quell’acqua si usava anche per irrigare…». Roberto Mazzini, l’uomo dell’acqua, è cresciuto in riva al grande fiume, nel piccolo paese di Stagno Lombardo, nel pieno della campagna cremonese. Ha girato il mondo parlando di acqua, di depurazione, di riuso, portando anche all’estero le esperienze e le competenze maturate in Italia, al depuratore di Torino prima e al depuratore di Milano poi. Mantenendo però negli anni lo sguardo rivolto a casa, a quel Po in cui si immergeva da bambino. «Perché io sono un rivierasco», ci tiene a ricordare.

Roberto Mazzini è ingegnere chimico, laureato nel 1973 al Politecnico di Milano con una tesi sperimentale su un impianto pilota di trattamento dei fanghi. Due anni dopo usciva la prima legge in Italia sulla depurazione e sul trattamento delle acque. Ha lavorato a progetti di riutilizzo dell’acqua negli impianti deL gruppo Eni in Basilicata ed in Puglia, per altri clienti è stato in Iran, in Libia, in Indonesia. Dal 1979 è stato il project manager per la realizzazione del più grande impianto di depurazione delle acque di Torino e comuni dell’hinterland, costato circa 60 miliardi di lire. «L’impianto della vita nella prima città del Po», commenta. Finito quello, si è prima dedicato ad impianti di trattamento fumi in grandi centrali termoelettriche e quindi a Milano. Da presidente della Milanodepur si è occupato della progettazione, della costruzione e della gestione in partnership pubblico-privato del primo e più grande depuratore di Milano, l’impianto di Nosedo con una capacità di circa 1 milione e 250 mila persone effettive. L’impianto di Nosedo fornisce ogni anno 150 milioni di metri cubi di acqua depurata di alta qualità per l’irrigazione urbana e agricola e il ripristino ambientale del bacino del fiume Po e della Costa Adriatica. «Per uno che abita a Stagno, contribuire a realizzare e far funzionare i due impianti più grandi che tengono pulito il Po è un bel risultato o meglio una combinazione incredibile pensando ai bagni nel Po sotto il controllo vigile del vicario Don Gino Mantovani», commenta.

«Come il pianeta sta affrontando il tema dell’acqua? Beh, credo che siamo un po’ in questa situazione: stiamo vivendo uno scontro tra chi fa finta di niente e la realtà con i ghiacciai che si sciolgono, zone del mondo sott’acqua e altre in siccità. Il riuso dell’acqua depurata è fondamentale e lo stanno riconoscendo anche quei paesi che forse si sono pensati per troppo tempo non interessati alla questione».

«Per uno che abita a Stagno
contribuire a realizzare i due impianti
più grandi che tengono pulito il Po
è un bel risultato»

E collegati al riuso dell’acqua ci sono alcuni temi chiave. Il primo, molto caro a Mazzini, quello del recupero dei fanghi. «Più depuri e più fanghi produci. È necessario che si sappia che, per migliorare la qualità delle nostre acque e dei nostri territori e adeguarci alle normative europee, dovremo depurare sempre meglio e di conseguenza la produzione dei fanghi aumenterà. Una delle strade tracciate dal legislatore da 25 anni a questa parte è quella dell’utilizzo in agricoltura, una strada tortuosa e ad ostacoli. La normativa nazionale è stata declinata nelle varie regioni in modo differente rispetto ai parametri dei fanghi ammessi e questo ha creato caos e situazioni borderline. Su questo tema credo che le sfide siano quelle di arrivare ad una normativa univoca che valga per tutte le regioni con criteri e controlli stringenti, di aprire all’uso dei fanghi per produrre biomassa, garantendo energia a basso impatto ambientale, e creare una cultura diffusa sull’argomento».

Non solo fanghi, però. Il riuso dell’acqua porta con sé altre questioni importanti. Dall’acqua come risorsa per l’energia («a Nosedo abbiamo realizzato un impianto che sfrutta l’acqua di scarico del depuratore per riscaldare e condizionare due edifici e il riuso dell’acqua anche per il suo valore energetico è fondamentale») alle città resilienti che si attrezzano anche dal punto di vista urbanistico per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Dai nuovi inquinanti emergenti derivanti dall’utilizzo sempre più massiccio di farmaci, droghe e prodotti per l’igiene alla coltura idroponica, fuori suolo. Fino alla sensibilizzazione della cittadinanza al valore dell’acqua. «Questo – conclude Mazzini – è davvero un obiettivo primario. Aumentare la comprensione dei cittadini del settore idrico è una delle dieci sfide individuate dalle società dell’acqua in Europa per i prossimi dieci anni. Padania Acque a Cremona, da questo punto di vista, sta facendo un lavoro grande di sensibilizzazione dei cittadini e di educazione della cittadinanza al valore dell’acqua. Credo che sia fondamentale per l’intero sistema».

Ambrogino d’oro

Nel 2006 l’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini ha conferito a Roberto Mazzini l’Ambrogino d’oro. Per Federutility, ora Utilitalia, ha rappresentato il nostro Paese in EurEau, la federazione europea dei fornitori di servizi idrici, guidando il gruppo di lavoro sul riuso dell’acqua. A Nizza nel 2016 è stato finalista del premio internazionale Water Reuse and Conservation Awards dell’Internazional Desalination Association.

Il depuratore della metropoli

Il depuratore di Nosedo, il primo e più grande impianto di trattamento delle acque reflue della città, sorge a sud est di Milano, in un’area compresa tra la città costruita e la vasta fascia irrigua che si estende a sud, nei pressi dell’Abbazia di Chiaravalle. L’impianto rappresenta la fase conclusiva di una complessa struttura di raccolta delle acque reflue provenienti dalla zona centro-orientale della città di Milano e ha una capacità di trattamento equivalente a 1.250.000 abitanti