voce

N.35 Novembre 2022

LIBRI

«Sono nato così ma non ditelo in giro»

Due chiacchiere con Mattia Muratore, che ha scritto una biografia in cui c'è molto, ma molto più della disabilità: «C'è il mio desiderio di mettere a nudo una vita rock, contro i pregiudizi e gli stereotipi»

Mattia Muratore con il suo nuovo libro edito da Chiarelettere, con la prefazione di Luciano Ligabue / foto ©Befric

«Ironia, bellezza e sensibilità. Pietismo? No, grazie. La voce di Mattia Muratore è un inno alla verità. Perché è bello vivere un attimo per volta (anche con una disabilità).
«Non amo la parola inclusione. Implica che esiste un mondo dal quale siamo esclusi. Inizierò ad amarla quando non la sentirò più. Perché, a quel punto, avremo imparato a guardare la disabilità per quella che è: una peculiarità, una condizione, non un’etichetta. Delle tematiche sociali oggi si parla di più, ma lo si fa senza troppa consapevolezza, in modo distante dalla vita reale».
La narrazione di Mattia Muratore contenuta nelle pagine di Sono nato così ma non ditelo in giro, edito da Chiarelettere, invece, è puntuale, precisa, senza fronzoli «soprattutto priva di pietismo. Ho scritto queste pagine per far capire cosa significa vivere con una disabilità in Italia nel 2022». L’ha fatto senza risparmiarsi. Perché vuole vivere ogni attimo. «L’ho fatto bandendo ogni forma di pietismo» e sostituendo a questo l’ironia, il desiderio di mettere a nudo una vita rock, contro i pregiudizi e gli stereotipi.
Laurea in legge, avvocato, ambasciatore dello sport paralimpico, ha indossato la maglia della nazionale di powerchair hockey (hockey su carrozzina elettrica) e ha vinto il campionato del mondo. Ora continua come capitano e presidente della “sua” squadra Sharks Monza.
Di cristallo, per intenderci, ha solo le ossa. Ha fatto i conti sin da piccolo con tantissime fratture, a causa dell’osteogenesi imperfetta. «Parlo per lo più della condizione di disabilità che vivo, quella fisica. Ma parlo anche di tanto altro». Perché la vita è anche altro. Nonostante «le tante rinunce che al giorno d’oggi una persona con disabilità è chiamata a compiere: oggi – spiega Mattia – è complicato muoversi liberamente o vedere concretizzata una piena inclusione lavorativa. Alla base persistono barriere culturali e sociali: la disabilità viene ancora vista come un problema di pochi. E la carrozzina come qualcosa di brutto, piuttosto che come uno strumento di libertà». Non si guarda alla persona con disabilità in quanto tale, ma come «una persona da assistere, di cui aver cura, da proteggere. Per non parlare poi, del fatto che alle persone disabili, sia (quasi) tutto concesso. Sembriamo protetti da un’aurea di candore». Tutti, indistintamente. «Invece siamo diversi. Alcuni sono pure stronzi».

«Sembriamo tutti protetti
come da un’aurea di candore.
Invece siamo diversi.
Alcuni sono pure stronzi»

Le pagine sono colme «di situazioni tragicomiche al limite dell’assurdo, che di fatto colorano la vita di una persona con disabilità al pari di quella di una persona senza disabilità. Perché la quotidianità è di tutti«. E poi, la vita è sempre vita «non è la malattia. Quella è solo una parte, io mi concentro di più sul resto. C’è da vivere». Una vittoria dopo l’altra, soprattutto sul campo: «Lo sport è fondamentale. Per tutti, anche per le persone con disabilità. É confronto, scontro, spirito di squadra, cooperazione in vista di un obiettivo comune. Rende ciascuno di noi protagonista. Sono cresciuto come spettatore degli spettacoli degli altri. Lo sport paralimpico mi ha insegnato che ciascuno di noi può avere un ruolo attivo e può regalare emozioni agli altri. Lo racconto ai giovani, perché sogno un mondo privo di pregiudizi, senza discriminazioni. Proprio come sono gli occhi dei bambini».
Il futuro parte da lì. Mattia Muratore lo racconterà anche a Cremona il 2 dicembre alle ore 18.30 presso la sala Guerrini di Confcommercio a Palazzo Vidoni nell’ambito di un evento organizzato dall’associazione Marcotti Osvaldo Onlus.

IN LIBRERIA

La vita di Mattia in un racconto… “sicuramente rock”

Sono nato così, ma non ditelo in giro è il racconto ironico, intenso, a tratti spietato, sicuramente rock, ma non senza una vena pop, della vita di Mattia Muratore. Una vita come quella di tutti, ma anche da quella di tutti straordinariamente diversa. Perché Mattia ha l’Osteogenesi Imperfetta, la “malattia delle ossa di cristallo”: già alla scuola materna le fratture che aveva collezionato non si contavano sulle dita di mani e piedi. Eppure, grazie all’ironia e alla leggerezza con cui è trattata, questa non è una storia di dolore o sofferenza, ma di una eccezionale quotidianità, fatta, come per tutti, di primi appuntamenti, concerti e derby, ma conditi da quei frequenti momenti tragicomici che capitano a chi, come l’autore, si trova immerso dentro il mondo della disabilità.

edizioni Chiarelettere