dono

N.26 Dicembre 2021

NATALE

Il giro del mondo in ottanta presepi

Scoprire e regalarsi una Natività ad ogni viaggio una tradizione che racconta l'unità della famiglia Coelli Oggi questa tradizione diventa un dono condiviso con una mostra solidale

«Il primo presepe fu il regalo di fidanzamento di nostro padre a mamma. Si sposarono poi nel 1963 – ricorda Francesca Coelli – L’ultimo lo abbiamo acquistato insieme lo scorso Natale, in una gita a Innsbruck, prima che il Covid ce la strappasse».
Marialuisa Mondoni ha condiviso con il marito Cesare Coelli la passione per i presepi. Nei tanti viaggi attorno al mondo ne hanno raccolti centottanta, grazie anche all’aiuto delle quattro figlie.
A questa rappresentazione della nascita di Gesù, che ha origine da tradizioni tardo antiche e medievali, Confcommercio Cremona ha dedicato una mostra nella sede cittadina di Palazzo Vidoni in via Manzoni 2.

Il progetto, realizzato insieme ai maestri presepisti che fanno riferimento alla Onlus Credo, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona e del Distretto Urbano del Commercio, ha un fine benefico: raccogliere fondi per sostenere l’Onlus Occhi Azzurri aiutandola a realizzare un centro ricreativo per bambini disabili nel parco del Morbasco a Cremona.
In esposizione vi sono più di cento presepi. Una trentina sono veri e propri diorami realizzati da artigiani locali. Ottanta provengono dalla collezione Coelli e raccontano la natività nel mondo: «I miei genitori – racconta Francesca Coelli – si sono conosciuti giovanissimi. Papà dell’oratorio Silvio Pellico, mamma della Santa Giovanna d’Arco, la sezione femminile. Inizialmente non pensavano potesse diventare una collezione. Abbiamo perso papà ancora giovane. Un tumore se lo è portato via a 59 anni. Mamma da sola ha proseguito ampliando la collezione, acquistandone anche non in periodo natalizio. Nella attenzione alle natività c’era non solo una testimonianza di fede ma anche il voler ribadire l’unione della nostra famiglia, il suo valore». Sentimenti che, nonostante, il dolore della perdita oggi non hanno perso la loro forza. Anzi. «Abbiamo scelto di esporli, ed è la prima volta, per ricordare la mamma ma anche perché convinti che lei stessa sarebbe stata orgogliosa di contribuire a sostenere un progetto bello e importante come quello di Occhi Azzurri, che dona speranza, che si rivolge al prossimo e che vuole offrirsi come bene comune alla nostra città».

Non solo una testimonianza di fede
ma anche il voler ribadire
l’unione della nostra famiglia, il suo valore

I pezzi scelti provengono da tutta Italia. Uno di questi raffigura anche il Duomo di Cremona. È stato costruito in terracotta da Cinzia Bissolati, artigiana di Persichello, e dipinto a mano dalla signora Marialuisa.
E poi c’è il viaggio in ottanta tappe che tocca tutti i cinque continenti.

Accanto al presepe irlandese, vi sono quelli colombiano, giapponese, palestinese e cileno. Prende forma un Natale che supera i confini spaziali e temporali. Come nel presepe proveniente dagli Stati Uniti, con la capanna che lascia il posto alla tenda degli indiani d’America. Nell’opera di un ceramista sardo San Giuseppe e la Vergine hanno i costumi tipici della Sardegna. Il presepe trentino è una piccola scultura di abete di montagna. I materiali disegnano idealmente il luogo di provenienza di questi gioielli di artigiani locali. Ecco che quello materano è scolpito nella terracotta e quello di Sciacca, perla della Sicilia, è costruito con conchiglie e coralli. Quello africano è intagliato nell’ebano, in quello palestinese la natività ha le forme di una linea di tessuto che avvolge le sagome dei personaggi. Le figure sacre russe rievocano le matrioske. Il presepe rumeno è nella pittura all’interno del guscio di un uovo, quello giapponese è una miniatura in una teca di vetro con piccoli alberelli di decorazione. In quello spagnolo gli abiti sono definiti nei minimi dettagli. C’è anche una pagina cremonese, con un’opera realizzata nel vetro e una sacra famiglia quasi cesellata in un violino in miniatura: «In questi presepi c’è il senso del dono – prosegue Francesca Coelli – Gesù Cristo ha donato se stesso per tutti noi. È una collezione che ci eravamo tenuti un po’ gelosamente in casa. Mamma a Natale ne esponeva una decina sulla propria mensola. Oggi stiamo già pensando di realizzare, il prossimo anno, una seconda puntata di questa mostra. Ci piacerebbe anche che diventino un messaggio di speranza».