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N.36 Dicembre 2022

SPETTACOLO

Amici per la musica, amici per la vita

All'Epifania torna il concerto in Cattedrale a Cremona con la IMF Orchestracademy, il progetto musicale che da anni coinvolge centinaia di maestri e studenti di musica da tutta Europa in un'esperienza umana e musicale

foto Roland Altmann / IMF

Il prossimo 6 gennaio alle ore 16, nel Duomo di Cremona, ci sarà l’ormai tradizionale Concerto per l’Epifania dell’IMF Orchestracademy. L’evento, di cui Riflessi è media partner, sarà l’occasione di ascoltare e vedere all’opera cosa significhi veramente un’amicizia capace ancora – in questi tempi così dolorosi e incerti – di generare bellezza. E non è retorica. Ma chi sono i ragazzi che, da ogni angolo d’Europa, si riuniscono qui? Cosa li tiene insieme?
È il 1993, quando alcuni insegnanti di musica e i loro allievi, provenienti da Paesi ed esperienze diverse, si trovano insieme e iniziano a fare musica come mai era capitato loro nella vita. È l’inizio di un’avventura chiamata International Music Friendship, che dura tutt’oggi e che ha coinvolto negli anni centinaia di giovani musicisti in tutto il mondo: dalla Germania all’ Italia passando per Austria, Russia, Lettonia, Polonia, Ucraina. Per amicizia e per amore della musica questi ragazzi accettano trasferte all’estero e lunghe ore di studio per approfondire e perfezionare gli studi musicali: suonano Beethoven, Mendelssohn, Grieg, Dvorák ma anche i Blues Brothers e le sigle dei film più famosi. Soprattutto cantano. Sempre. Cantano, giocano e poi cantano ancora e nel miscuglio di lingue e canzoni fiorisce qualcosa di nuovo. Ogni volta.
Inizialmente l’appuntamento “tradizionale” si teneva d’estate – quando spostarsi da un Paese all’altro è più semplice perché le scuole sono chiuse – ma nel tempo il desiderio di ritrovarsi insieme a far musica è cresciuto e così ora l’IMF si raduna più volte in un anno (ora in un Paese ora in un altro) per momenti di studio e concerti guidati da un team di una quindicina di insegnanti provenienti da una decina di scuole di musica europee. L’orchestra diventa così luogo di dialogo, un ponte verso la bellezza e la profondità della vita. Anche tra ragazzi che magari arrivano da Stati in conflitto tra loro, come può essere oggi per la Russia e l’Ucraina.


Un ponte generazionale e generativo

Markus Lentz, violoncellista e già direttore di una Musikschule in Baviera (Germania), è uno dei tre amici da cui è partito tutto: «Trent’anni fa, dal rapporto e dalla condivisione di fede tra me, un musicista italiano e uno polacco, è nata l’idea di invitare allievi e colleghi ad un periodo di convivenza in cui andare a fondo della passione per la musica. Di incontro in incontro, questa esperienza è cresciuta: abbiamo incontrato più di mille ragazzi e tra questi alcuni sono diventati ottimi musicisti, altri hanno preso altre strade, ma ciascuno è rimasto profondamente segnato dall’esperienza che proponiamo.
Da allora ne sono successe tante ma Markus non è stanco perché, dice, «non ci si può stancare di incontrare e proporre la bellezza. Se guardo a questa storia, a questi ragazzi che arrivano da diverse Nazioni, culture e storie, non posso che ringraziare per questa diversità di vita. Ci rendiamo conto che i tempi sono cambiati, che la cultura nella quale sono immersi i giovani si perde sempre di più il gusto della vita. L’IMF allora è un luogo dove ci si aiuta a scoprire la propria vocazione umana e di musicisti. In questo incontro tra generazioni ognuno di noi – adulti, ragazzi e bambini – può continuamente crescere, imparare, essere educato dentro una proposta viva. Penso anche a me. In questi anni il mio ruolo è molto cambiato: mi sono sempre divertito, ho condiviso tanto con i ragazzi ma anche oggi che insegno e suono di meno il violoncello l’entusiasmo è sempre lo stesso».

«Pensavo che avrei dato
la vita per la musica
invece ho trovato
una musica per la vita»

Una musica per la vita

Gli fa eco Giovanni Grandi, trombettista, insegnante di musica alla Sacra Famiglia di Cremona e direttore della Mauro Moruzzi Junior Band: «Una delle cose che mi ha sempre colpito dell’IMF è la convivenza, dentro la musica, di età differenti. Io e Markus abbiamo vent’anni di differenza, i ragazzi che oggi stanno prendendo dentro l’IMF una responsabilità di docenti e organizzatori hanno circa 15-20 anni meno di me. Sono diverse generazioni che sono cresciute e hanno imparato a convivere insieme e che davvero, come in una famiglia, si confrontano continuamente e non possono fare a meno l’una dell’altra».

Giovanni ha incontrato l’IMF nel 2000, in Polonia, insieme a due amici del conservatorio di Piacenza, Simone Guarneri e Alfredo Migliavacca. E da allora non l’ha più lasciata. «Pochi anni fa abbiamo incontrato Papa Benedetto nella sua residenza privata. Eravamo io e Markus, da pochi giorni era terminata la sessione estiva dell’IMF a Cremona e io emozionato facevo vedere al papa le foto sull’iPad. Lui ad un certo punto ci disse una frase, che per me riassume perfettamente quello che è il senso di tutta questa storia: “Qui c’è la vera bellezza, perché il segno della vera bellezza è un cuore che si mette in cammino”. Per me l’IMF è questo cuore in cammino. Se non ci fosse stato questo incontro, io probabilmente non farei musica e non sarei musicista«, racconta commosso ricordando i suoi esordi da giovane trombettista.

«Quello che per me era un percorso di studi ed era una grande passione, nel 2000 sbatteva il muso contro le difficoltà del lavorare e vivere di musica. Avevo 19 anni, ero bravo, mi piaceva un sacco, ma non ero il fenomeno al quale si sarebbero aperte le porte delle orchestre, dei teatri o delle case discografiche e quindi avevo di fronte una gavetta e una strada piena di sacrifici. Quando nel 2000 in Polonia ho incontrato Markus e i suoi amici, vedere il loro modo di far musica e di vivere insieme tutto, tutte le dimensioni della vita – dal giocare al mangiare al cantare insieme – mi ha fatto capire che se era possibile fare musica in una maniera così piena, allora valeva la pena andare avanti».

In quell’incontro con quei docenti più grandi di lui e di quei bambini e ragazzi che suonavano, c’è il ribaltamento di una vita. «Pensavo che avrei dato la vita per la musica invece ho trovato una musica per la vita». Le parole di Giovanni sono quelle di tanti ragazzi e bambini, oltre un migliaio, che nei modi più impensati e disparati sono stati travolti da questa storia pazzesca.
L’intervista è finita. E allora non c’è niente altro da aggiungere se non dire: venite a vedere. L’appuntamento è il 6 gennaio, proprio qui, a Cremona. Riflessi ci sarà, e voi?