età

N.36 Dicembre 2022

RUBRICA

I nostri anni sotto la punta delle dita

Solo una sezione del nostro cuore potrebbe dirci veramente quanti anni abbiamo.
Fare come gli alberi, contare i cerchi che si sono disegnati dentro di noi a forza di esperienze, pianti e sorrisi.
Interpretare i solchi, e indovinare da cosa sono stati levigati. Quante volte la bocca si è allungata a spicchio per scolpire quelle virgole laterali.
Quanti problemi sono stati risolti dalla piega centrale in mezzo alla fronte, quel punto esclamativo che dopo tanto pensare ha trovato la soluzione.
Quante emozioni hanno velato quegli occhi che portano come medaglia al valore un ventaglio di raggi, come Lucia dei Promessi sposi il giorno del suo non matrimonio.
Non dovremmo davvero chiamarle rughe, sicuramente dovremmo voler loro molto più bene.

Difficile capire che età ci portiamo appresso. Ci sono gli anni che l’anagrafe registra da quando siamo nati, ma quelli servono solo per farci dire dallo Stato quando possiamo guidare, quando votare, quando cominciare e finire la scuola. Quelli servono per lo sconto al cinema se i capelli bianchi sono più di quelli neri, per le agevolazioni con i mutui, gli sconti sull’assicurazione…

Gli anni che dovremmo tenere monitorati sono quelli che sentiamo sotto la punta delle dita.
Quelli che ti fanno alzare e fare i conti con la tua giornata, e nonostante la cifra sul tabellone dica che non hai più l’età, ti fanno andare a prendere quello il cuore chiede. E non quello che la carta di identità comanda.

L’età dovrebbe essere un discorso intimo, una riflessione tra sé, con i propri desideri e i propri ricordi.