aria

N.39 Marzo 2023

VOLO

Il lento scorrere della città visto dalla strada del cielo

Sulla porta d’ingresso dell’aula didattica dell'Aeroclub Cremona, una targa riporta una frase di Ovidio: «Chiuda pure la terra e il mare, ma il cielo sicuramente resterà aperto; andremo da quella parte»

Volare è una questione di prospettiva: cambiare punto di vista, arrampicandosi in cielo a bordo di un piccolo aeroplano bianco-arancione, può essere utile poiché contribuisce a ribaltare le nostre sensazioni. Oppure, nel caso contrario, a rafforzarle.
Prendete Cremona: vista da poche centinaia di metri d’altezza, la città appare ancor più placida e provinciale di quanto non sembri vissuta da terra.
Decollando dalla pista dell’Aeroclub del Migliaro, ospiti del presidente Aurelio La Monica, ci ritroviamo a sorvolare capoluogo e dintorni nel bel mezzo di un sabato di fine inverno. Il sole, non così convinto, abbraccia i confini urbani dove le ultime villette a schiera si perdono nei campi. Le automobili dei cittadini ligi ai doveri del weekend scorrono lente e ben distanziate sulla tangenziale, dirette verso i supermercati della prima periferia. Del traffico, neanche l’ombra.
Mentre la mano esperta del pilota Mario Malanca innesca l’ennesima virata, ci voltiamo verso il Grande Fiume stremato dalla siccità. La zona industriale allunga il suo tentacolare grigiore intorno al Porto Canale. La vasta campagna abbraccia materna il centro storico. Osservando Cremona dall’alto, pare non possa succedere nulla di rilevante per giorni, per settimane. Forse addirittura per anni. Naturalmente la realtà non è questa, anzi la favola della “città provinciale” è gonfia di falsi stereotipi che faticano a reggere nel nuovo mondo interconnesso. Eppure, un vero cremonese, guardando la sua cattedrale dai cieli, vi dirà che comunque è bello e rassicurante crederci, in questa sonnacchiosa immobilità basata sull’abitudine e sulla quiete.

Anche per questo, probabilmente, Cremona spesso tende a sottovalutare i suoi punti di forza strategici (quelli che nel linguaggio contemporaneo definiremmo asset). Partiamo proprio dal luogo in cui stiamo scrivendo questo articolo, con una lapidaria affermazione: disporre di un aeroporto a due passi dal centro non è affatto scontato, per una cittadina che supera di poco i 70.000 abitanti.

E qui in mezzo ai campi, nel quartiere Migliaro – una manciata di chilometri a sud della città seguendo la via Bergamo – ne sorge uno, con una vera pista di decollo e di atterraggio, il suo hangar, la torre di controllo, un bar-ristorante aperto a tutti e perfino le aule per le lezioni teoriche della locale scuola d’aviazione. Con 65 anni di storia sul groppone, l’aeroporto è aperto al traffico turistico tutti i giorni con l’eccezione del lunedì, perfettamente attivo e funzionante grazie alla gestione degli oltre cento soci dell’Aeroclub Cremona. Soci appassionati: pochi anni fa, quando il futuro dell’aeroporto dei cremonesi sembrava in bilico, loro fecero squadra e finanziarono la privatizzazione della struttura, acquisendone la proprietà dal fondo immobiliare cui l’ente Provincia aveva ceduto il terreno.
«Così abbiamo garantito a Cremona la continuità di un servizio pubblico importante anche per la comunità, non solo sul piano sportivo – racconta con orgoglio il presidente La Monica, di origini comasche, oggi residente a Verona, ma ormai cremonese d’adozione e colonna dell’Aero Club da decenni – Quando si parla superficialmente di aeroporti, la gente spesso pensa solo ai voli di linea, ad aeroscali giganteschi come Malpensa. Ma la realtà italiana è fatta di tanti aeroporti minori, che costituiscono importanti punti d’appoggio e sorreggono l’indotto turistico del territorio. Siamo qui al Migliaro dal 1957, sempre al servizio dei cittadini: basti pensare all’aiuto fornito alla gestione dell’elisoccorso come punto d’atterraggio secondario rispetto all’Ospedale Maggiore, necessità emersa con particolare urgenza nel 2020 durante i mesi più duri della pandemia. Inoltre, con i nostri corsi di base d’aviazione, rappresentiamo la prima porta d’accesso alla carriera aeronautica per qualsiasi giovane cremonese desideroso di intraprendere questo percorso. Tuttavia, la sensazione è che l’aeroporto del Migliaro resti un asset particolarmente sottovalutato e poco riconosciuto dalla città di Cremona. La sua preziosa funzione sociale è supportata solo dai soci dell’Aeroclub. E si tratta di uno sforzo non indifferente, ve lo garantisco».

È quasi l’ora di pranzo. Accompagnati da La Monica, entriamo nell’ufficio direttivo dell’Aeroclub mentre la struttura inizia a popolarsi di appassionati di volo e paracadutisti in arrivo da tutto il Nord Italia. Tra loro, non è raro imbattersi in vip quali il musicista ed ex giudice di XFactor Manuel Zuppadu, al secolo Hell Raton.
«Non troppi anni fa venne al Migliaro per lanciarsi con il paracadute anche Federica Pellegrini, naturalmente chiedendo la massima riservatezza» ci viene confidato, mentre la segretaria Silvia Fedozzi è al lavoro dietro alla scrivania. Condividono la chiacchierata a taccuino aperto anche Angelo Castagna, vice-presidente, e Silvia Lena, socio con delega alla revisione dei conti e ai rapporti con la stampa. Con Aurelio, Angelo e Silvia ci soffermiamo sull’impatto positivo generato dall’attività dell’Aeroclub sul territorio cremonese, a grandi linee sintetizzabile in tre punti.
Il primo è l’impatto sportivo-turistico, che si articola nelle quattro discipline praticate presso il Migliaro: volo a motore, volo ultraleggero, aliante e paracadutismo (quest’ultima sezione, gestita in parziale autonomia all’interno dell’aeroporto dallo Sky Team). Per le prime tre discipline, possono volare, decollando dalla pista del Migliaro, solo i soci dotati di regolare brevetto. Poi c’è l’imponente afflusso turistico in entrata. «Il nostro aeroporto è un crocevia frequentato da turisti tedeschi e francesi, offriamo uno scalo strategico per molti visitatori europei del Nord Italia con possibilità di rifornimento e ristorazione – raccontano i soci – Addirittura, a metà maggio, Cremona sarà tra le tappe del tour italiano del Royal Air Squadron, l’aeroclub britannico direttamente legato alla monarchia. Un gruppo composto da 20 velivoli e 50 visitatori che proseguiranno il tour in città per scoprire le bellezze del centro storico e del Museo del Violino».
Secondo punto: il servizio civico. «In generale, nelle situazioni di emergenza, un aeroporto vicino alla città può essere decisivo per far arrivare beni o mezzi che diversamente non potrebbero essere recuperati» specifica La Monica.
Infine, terzo punto, l’AeroClub come «scuola elementare dell’aeronautica». Hai presente la classica scena dell’adolescente in cameretta con il modellino in mano e negli occhi il sogno di diventare, un giorno, pilota professionista? Ecco, quel viaggio può iniziare proprio dal Migliaro. Con il compimento dei 17 anni, è infatti possibile iscriversi al corso per il raggiungimento della qualifica di pilota privato: il primo livello di licenza per la conduzione di aeromobili. Per numerosi giovani cremonesi, il corso di base frequentato con gli istruttori professionisti dell’Aero Club Cremona è stato il trampolino di lancio verso carriere di successo nell’aviazione militare o nelle compagnie aeree di linea. La scuola d’aviazione vanta delle vere e proprie aule per le lezioni dotate di banchi e lavagne, dove gli alunni apprendono le basi teoriche prima di passare alla pratica, e quindi staccare le ruote da terra.

Da neofiti, viene spontaneo chiudere con una domanda ingenua sul rischio intrinseco alla pratica del volo, sugli incidenti che fanno sempre grande rumore anche se in realtà, statistiche alla mano, l’aereo come mezzo di trasporto è molto più sicuro dell’automobile. «Ế come l’arrampicata in alta montagna, o la navigazione in mare aperto – chiarisce La Monica – Siamo pur sempre nell’ambito dell’estremo e dell’imprevedibile: l’obiettivo dell’aeronautica è limitare, fin quasi allo 0%, l’incidenza della casualità. Nel 99,9% dei casi gli incidenti sono provocati da errori umani. Quindi è chiaro che il volo impone al pilota un livello elevatissimo di attenzione: non c’è spazio per l’approssimazione, per la superficialità. Questo è anche molto formativo e i nostri alunni lo imparano fin dalle prime lezioni sui banchi. Il volo nasce dalla pianificazione, dall’esattezza, dal controllo. Come Aeroclub sorvegliamo l’attività dei nostri piloti con continui corsi di formazione, controlli periodici, visite ogni sei mesi».
Le passioni impongono rigore, doveri, responsabilità. E proprio questo, in fondo, è il segreto di qualsiasi grande o piccola avventura compiuta dall’uomo, quell’armonia apparentemente paradossale tra sentimento e metodo, tra visionaria irrazionalità e rigida disciplina.
Sulla porta d’ingresso dell’aula didattica, intitolata nel 2020 alla memoria dell’istruttore Aldo Carati, una targa commemorativa riporta una frase di Ovidio tratta da “Le Metamorfosi”. «Chiuda pure la terra e il mare, ma il cielo sicuramente resterà aperto; andremo da quella parte».
Ecco: anche nel cuore della più anonima tra le mattinate di marzo, a due passi da una città intorpidita dalle piccole convenzioni e pigrizie del sabato mattina, la strada verso il cielo è sempre aperta, e – da queste parti – passa dall’Aeroclub Cremona.