aria

N.39 Marzo 2023

MUSICA

Dà fiato a grandi sogni il clarinetto di Martino

Il ricordo del padre, gli amici e gli insegnanti, il coraggio di partire e un talento alimentato dalla passione. Così Martino Moruzzi suona con le più grandi formazioni del mondo e sogna un'orchestra che porti il nome della sua città

Martino Moruzzi è nato a Cremona 26 anni fa e oggi suona il clarinetto nell’Orchestra dell’Opera Reale di Stoccolma, in Svezia. Suo fratello Marco Mauro, 23 anni, è primo violoncello dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e sta svolgendo un master all’Università Mozarteum di Salisburgo.

Sono figli d’arte. Il loro papà, Mauro Moruzzi, è stato un grande della musica cremonese e nazionale; clarinettista, sassofonista e docente.

Ha lasciato questo mondo ventitre anni fa, a causa di un tragico incidente d’auto, quando Martino aveva solo tre anni e Marco Mauro stava per nascere. La sua musica e il suo talento vivono oggi in loro, che portano il suo nome e quello di Cremona in giro per il mondo e sognano una grande orchestra in cui poter suonare anche nella città dei violini, già culla di grandi nomi come quelli di Monteverdi, Stradivari e Ponchielli.
Aria. Questo termine ha un significato preciso in ambito musicale. Molte delle melodie che ci risuonano in testa, spesso senza nemmeno ricordare da quale opera provengano, sono arie. Le più celebri hanno fatto la fortuna e la fama dei loro compositori: Un bel dì, vedremo, Casta Diva, La donna è mobile
Aria è anche l’elemento in cui il suono della voce e degli strumenti musicali si propagano nello spazio ed è aria ciò che gonfia i polmoni dei suonatori di strumenti a fiato e ne attraversa il corpo, guidata dalla loro mente e dal loro talento a produrre il suono e a veicolarlo al pubblico.
Martino Moruzzi tutto questo l’ha vissuto e compreso nel breve volgere di un quarto di secolo, capendo un poco alla volta che la musica è il suo elemento.
«Sin da bambino ho avuto la fortuna di avere al mio fianco il talento di mio padre, che mi ha accompagnato anche quando lui non c’era più. Nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza ho conosciuto i suoi amici, che mi hanno fatto incontrare ancora papà tramite i loro ricordi, i loro gesti di gentilezza nei miei confronti, oppure qualche aneddoto o frase.
Proprio ieri mia mamma – Chiara Talamazzini, che ha avuto ed ha un ruolo importantissimo nella vita e nella carriera artistica dei figli – mi ha raccontato di aver incontrato dopo molti anni un caro amico di papà, che le ha confidato che l’ultima volta che vide Mauro lui gli sorrise e gli disse “ti voglio un gran bene”. Mi sono commosso tantissimo, perché papà era questo: una persona capace di esternare in modo esplicito le proprie emozioni».
Con le parole e con le note.

«Ho capito davvero
che il mio elemento vitale è la musica
solo quando ho iniziato
a suonare insieme agli altri»

«Se devo dire la verità – riflette oggi Martino sul suo percorso – non ho capito subito che il mio elemento era la musica, anche se tutto intorno a me lo diceva chiaramente. L’ho capito davvero soltanto quando ho iniziato a suonare insieme agli altri, a fare musica insieme ad altri bambini e a capire quanto questo fosse meraviglioso e inebriante. È da lì che è nata la mia ambizione di suonare in orchestra, e magari di insegnare, un giorno, musica d’insieme, perché è un luogo di condivisione massima, una collettività del tutto unica, talvolta difficile, ma comunque un ambiente magico».
Ascoltando Martino suonare, accarezzando con amore e tecnica il suo strumento, viene spontaneo chiedersi se la scelta del clarinetto sia un omaggio al padre o una vocazione spontanea.
«Sin da bambino in casa si respirava l’amore di mio padre, il suo ricordo da parte di mamma e dei suoi amici, il suo strumento, i libri, gli spartiti e gli studi per clarinetto. Tutto il repertorio con le sue annotazioni. C’era tutto quello che serviva per amare la musica e imparare a suonare quello strumento, che era lì a ricordarlo, ma tutto nacque davvero nel 2008, quando ho iniziato a frequentare la scuola della Sacra Famiglia. Proprio in quell’anno, l’insegnante di musica Giovanni Grandi, insieme a Marco Rozzi e Beppe Corbari, dettero vita alla bellissima esperienza della “Mauro Moruzzi Junior Band”, una piccola banda di ragazzi giovanissimi, di cui ho ricordi meravigliosi. Questa bellissima avventura, in cui ho conosciuto molti insegnanti e musicisti fantastici, è proseguita al Conservatorio di Piacenza, poi al Conservatorio Reale di Stoccolma e ancora attraverso i master. Adesso sto ancora studiando, ad Amsterdam, e il mio strumento e compagno di viaggio è ovviamente il clarinetto».

Negli ultimi anni Martino, insieme al fratello e ad altri strumentisti, hanno dato vita all’Agon Ensemble, nome già caro al padre e proiettato in Europa e nel mondo.
«Nel 2020 è arrivato il Covid, con tutto ciò che purtroppo sappiamo. Questa situazione tragica e le limitazioni che ne scaturirono, e che toccarono per primi la musica e il teatro, mi portarono a farmi una domanda: qual è il ruolo del musicista? In quel contesto è nata l’idea di Agon Ensemble, un gruppo di giovani musicisti provenienti da alcuni paesi europei che si riunisce per portare la musica anche in luoghi che non sono stati pensati per questo: ospedali, ospizi, carceri… il progetto è ancora soltanto all’inizio e spero che quest’anno riusciremo a dare forma alla sua mission, nel poco tempo lasciato libero dal lavoro di musicista».
Il racconto della vita e della carriera di Martino è costellato di incontri capaci di indicare la strada e da sogni che permettono allo sguardo e alle note di posarsi sempre un passo più in là: «Sullo sfondo c’è il sogno di poter suonare, un giorno, con una grande orchestra di Cremona. Tengo molto alla mia città e penso che davvero abbia bisogno di una realtà stabile, perché è una città ricchissima dal punto di vista musicale e culturale. Mi piacerebbe davvero che qui ci fosse una realtà di alto livello. A Bergamo e Brescia ci sono delle orchestre a progetto, mentre a Milano, Venezia, Torino, Genova ci sono orchestre stabili».
Lo scorso ottobre i ragazzi di Agon Ensemble hanno regalato a Cremona un concerto strepitoso, in cui il loro talento ha interagito con quello dei fratelli Quarta.
«Di quella serata meravigliosa mi resta soprattutto un gran senso di gratitudine. Puoi scriverlo? Gratitudine per l’opportunità che ci è stata offerta dallo Stradivari Festival e dal suo Direttore Artistico, Roberto Codazzi, dal Museo del Violino, dagli strepitosi fratelli Quarta e dal pubblico entusiasta. Il prossimo ottobre torneremo qui per un concerto con Giovanni Gnocchi, un altro grandissimo musicista cremonese che sta facendo una brillante carriera internazionale. In quella occasione, in cui daremo anche vita a una residenza, stiamo lavorando per portare finalmente Agon Ensemble a suonare in una casa di cura. Certo – aggiunge sorridendo – di quella sera all’Auditorium Arvedi mi resta ovviamente anche il bellissimo ricordo di un gruppo di ragazzi giovanissimi con un’energia spaziale, che hanno letteralmente spaccato».

«Sogno di poter suonare, un giorno,
con una grande orchestra di Cremona»

Oggi Martino Moruzzi è di stanza in Svezia, dove suona nell’Orchestra dell’Opera Reale di Stoccolma. Impossibile non chiedergli che aria tiri da quelle parti.
«Fa freddo e le ore di luce sono poche, il che influisce un po’ sull’umore, ma vivere qui ha anche dei vantaggi. Io sono stato fortunato, perché ho avuto le risorse per poter viaggiare e studiare, ma qui le università sono gratuite, come in Norvegia e in Finlandia e per un ragazzo che abbia voglia di fare ci sono grandi opportunità. Ciò che più mi ha colpito è che il teatro dell’Opera reale svedese di Stoccolma ha la stessa capienza del Ponchielli, ma in quella città vivono un milione di persone. Facciamo dalle cinque alle sei recite alla settimana e il teatro è sempre sold-out; quando alzo gli occhi vedo una marea di gente e resto sempre con la bocca aperta, ma oltre al fatto che si tratta di una grande città c’è da dire che il teatro fa un grandissimo lavoro sui social e che punta fortissimo sul fascino dell’opera e della musica, richiamando persone di tutte le età. Sarò in quell’orchestra fino al 2024, perché ho un contratto a tempo determinato, ma penso che in seguito Stoccolma resterà comunque la mia base, perché lì ho ormai tutti i miei contatti lavorativi e lì si vive comunque molto bene. La città è bellissima».
Cuore, testa, mani, aria. Martino Moruzzi è questo e molto altro ancora.
«Non è facile dare una descrizione veritiera di sé stessi. Io ovviamente mi sento ancora agli inizi, poco più che uno studente ma con tante esperienze già fatte, che per quel che riguarda la mia soddisfazione personale o quello che sognavo di fare potrebbero addirittura già bastare. Ovviamente non è così e vado avanti con grande entusiasmo, con la curiosità di vedere dove la musica mi porterà e con la soddisfazione e la responsabilità di poter gestire il mio tempo e chiedermi ogni volta se sto facendo troppo o troppo poco, se potrei dare di più o dovrei prendermi più spazi per me stesso. D’altro canto quello della musica è un mondo spietato e sempre crudele, se posso dirlo in maniera molto franca. Bisogna studiare tantissimo e non fermarsi mai, perché se arrivi da qualche parte è solo perché quel posto te lo sei conquistato con fatica, impegno e preparazione. È un po’ come essere un atleta, devi essere sempre pronto e dare il massimo per vincere concorsi e audizioni».

«Recentemente – la butta lì in sordina, quasi avesse timore a dirlo – ho vinto un’audizione per il posto di principal bass clarinet alla London Symphony Orchestra». Così fine marzo Martino sarà a Londra, per registrare due CD con quella che è considerata una delle cinque migliori orchestre sinfoniche del mondo. «Viaggerò ancora e dividerò la mia vita fra tre grandi capitali europee come Stoccolma, Amsterdam e Londra! Una grande benedizione, perché per la formazione un musicista viaggiare ha un ruolo importante, per conoscere le altre realtà musicali, capire come funzionano i sistemi musicali di altri paesi e mettersi a confronto con le altre scuole, studenti ed esperienze. Io sono stato veramente fortunato. Prima di entrare nell’Orchestra Giovanile Europea avevo sempre voglia di andare a fare qualche progetto fuori dall’Italia. A 17 anni vidi su Internet un concorso dell’Accademia dell’Orchestra Sinfonica di Vancouver. C’era da mandare un video per l’audizione e da quel video, fatto senza pensarci troppo, fui selezionato. Se ci penso ora mi sembra pazzesco, non avevo ancora 18 anni e dissi a mia madre che facevo il biglietto, chiedevo il Visto e andavo in Canada a suonare in orchestra…».
Passione e talento soffiano a pieni polmoni nelle vele di Martino, che non ha certo paura di prendere il largo: «Se penso a ciò che sono adesso, la sensazione più forte che ho è comunque la gratitudine. Sono grato alla vita per le grandi opportunità che mi sta dando e, soprattutto, sono grato a tutte le persone che ho conosciuto, che ho incontrato durante il mio percorso e che hanno contribuito a fare di me ciò che ora sono: i miei insegnanti, i miei compagni di scuola e di musica, e tutti quelli che hanno creduto in me. Profonda gratitudine per la mia famiglia, mio fratello e mia madre, che mi ha trasmesso il valore di lavorare sodo e di impegnarsi sempre e a fondo, che può sembrare una cosa scontata ma che è alla base di qualsiasi cosa si voglia raggiungere. Con fatica, dedizione, tempo, convinzione».
Sorride, riprende a suonare e chiarisce tutto ciò che ha detto trasformando la complessità tecnica dello strumento in meravigliose note che saturano l’aria e le danno voce. Una voce che ringrazia e che porta gioia a chi l’ascolta.