aria

N.39 Marzo 2023

RUBRICA

Non si vede, ma ci viviamo

Immagini video: Trc. Montaggio video e fotoritratti di Giulia Barbieri

Tra tutti gli elementi, l’aria rimane un mistero. Non possiamo vederla né afferrarla, ma è ciò che ci permette di vivere. Si lascia respirare, attraversare, si colora con la luce e profuma quando è brezza. Se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, lasciamo che a spiegarlo siano quattro persone che in diversa misura hanno a che fare con questo elemento.

Lorenzo tiene tra le mani una tromba, per spiegare la magia che trasforma l’aria in musica. «Nulla accade, senza un tramite», spiega accostando lo strumento alle labbra. Musicista appassionato, intona Summertime ad occhi chiusi, e per un attimo riempie la stanza di note. Anche quando l’ansia comprime i polmoni nella routine quotidiana, la musica gli ha insegnato a prendere fiato e trasformare ogni difficoltà una melodia. «E pensare che tutto nasce da una pernacchia: a volte – aggiunge – ci si sente buffi, non all’altezza, poi basta suonare per sentirsi bene».

Per Gessica, la libertà si trova a mezz’aria. Acrobata di tessuto aereo, ha imparato a sfidare la forza di gravità superando i propri limiti e le paure. «Non si vede – svela ma si soffre anche lassù… Eppure bisogna sorridere, sempre». La fatica degli allenamenti è la trama su cui il tempo le insegna ad intrecciare figure leggere, tese sul vuoto. C’è l’attimo in cui ti affidi alla tela, poi quello in cui chiudi gli occhi e ti butti. Perché «la vertigine c’è in ognuno di noi, e si sconfigge con la fiducia in se stessi».

Docente di chimica all’Università Cattolica di Cremona, Gabriele ci aiuta a capire di cosa è fatta la materia che non c’è. «Sembra impossibile – afferma – ma l’aria ha una massa e un peso, che deriva dai suoi componenti: azoto e ossigeno sono i principali, cui si aggiungono altri gas in percentuali minime, ma essenziali». È l’equilibrio tra queste che permette la vita. Un po’ come le relazioni che anche lontano dalla città d’origine ci aiutano a creare il nostro ecosistema personale e a sentirci a casa.

Jermaine porta con sé l’esperienza del carcere, dove ha trascorso otto mesi «che sembrano otto anni», afferma con un sospiro. «La vita a volte t’insegna, poi ti chiede la prova di ciò che hai imparato», anche quando il cammino prende direzioni inaspettate. Con la mente ripercorre gli spazi chiusi della Casa circondariale di Cremona, dove ha imparato a perdonarsi e ad affrontare i pregiudizi. Nelle narici porta ancora l’odore delle stanze, dei corridoi, dell’erba, ma nessuno è paragonabile a quello della libertà. «L’aria è buona, adesso».