caos

N.47 febbraio 2024

musica

Il Maestro Fracassi: «A colpi di bacchetta do forma al magma del suono»

Il Direttore delal camerata di Cremona: «Anche nella musica, il caos è assolutamente necessario – afferma il Maestro - come il momento che precede la creazione. È una situazione, da cui si genera qualcosa»

L’istante che divide silenzio e caos è racchiuso in un colpo di bacchetta. Per scatenarlo, domarlo o farlo tacere, basta il gesto di una mano. Non si tratta di magia ma di musica, un’alchimia di suoni e partiture da sintetizzare in un’unica voce. Questo è il compito del direttore d’orchestra, che ad ogni esecuzione scandisce tempi e colori dei brani presentati. Muto condottiero del golfo mistico, il Maestro ha l’arduo compito di coordinare i colleghi musicisti, attento ad ogni minima variazione.
«A prima vista, un partitura per orchestra può sembrare caotica», afferma Marco Fracassi, che da oltre quarant’anni è direttore stabile dell’Orchestra e Coro La Camerata di Cremona. «Da questo magma di suoni, possiamo trarre la sintesi articolata e armonica di tutti gli elementi». Lo spiega sfogliando gli spartiti raccolti in un corposo volume: pagine fitte di segni, su cui lascia scorrere lo sguardo. Dall’alto verso il basso. «Chi suona segue la linea dei pentagrammi – spiega scorrendo l’indice lungo le linee – mentre il direttore legge in verticale, per verificare l’armonia. Sembra caotico, ma è un incrocio di assi cartesiani: per saperlo leggere bisogna applicarsi molto, ascoltare con attenzione, affinare l’orecchio per intercettare false note e sbavature».

Ciò vale anche per il tempo, che il Maestro impartisce con gesti precisi, forgiati dall’esperienza. Per Fracassi, la musica è da sempre una compagna di vita: «La mia famiglia da parte materna costruiva organi per tradizione. Fu il nonno a realizzare per me un piccolo pianoforte, su cui ho iniziato a martellare le prime note». Negli anni prosegue lo studio dell’organo, fino al diploma al conservatorio Nicolini di Piacenza e alla decisione d’intraprendere il percorso di direttore – prima di coro e poi d’orchestra – completata all’Accademia musicale di Pescara.

Fracassi mostra una manciata di bacchette di lunghezze e fogge assortite. «È un po’ come lo scettro per il re – spiega – porta con sé una grande responsabilità, che esige al contempo leggerezza e scioltezza». A seconda dell’ensemble musicale, è importante scegliere quella giusta: «Questa è del 1911 e viene dall’Inghilterra – spiega mostrando la più massiccia – è realizzata in ebano e intarsi d’argento, anche se oggi si preferiscono più leggere». Ne mostra un’altra, bianca e sottile: «Come questa in fibra di carbonio, o quell’altra in legno, con cui posso incidere note robuste o dipingere nell’aria sfumature morbide».

L’orchestra è come una grande macchina, cui il direttore deve comunicare l’intenzione musicale. Il gesto dipende dal brano: «Può essere piccolo e morbido», prosegue il Maestro, ondeggiando le mani con delicatezza. «Oppure deciso», e fende l’aria con la bacchetta, che affonda nel vuoto come una spada sottile.

«L’attacco è uno dei momenti decisivi, come la conclusione». Il gesto del direttore «è l’alfa e l’omega», completa un arco, trasformando il silenzio in musica e viceversa.

«Anche nella musica, il caos è assolutamente necessario – afferma il Maestro – come il momento che precede la creazione. È una situazione, da cui si genera qualcosa». Basti pensare all’inizio di un concerto, quando tutti gli orchestrali si scatenano per accordare i rispettivi strumenti. L’aria si riempie di stridori e dissonanze, che via via si spengono fino a lasciare il silenzio e solo la bacchetta del direttore sospesa a mezz’aria.